27 Apr
Guardare e Vedere
Voglio riproporre qui una riflessione scritta qualche tempo fa, in vista di prossimi aggiornamenti e ulteriori suggerimenti
Fare fotografia significa cogliere un istante e fermarlo “per sempre”.
Come e quale istante cogliere è il compito del fotografo, un compito spesso difficile che necessita di capacità tecniche (saper usare una fotocamera) e soprattutto “avere occhio”.
Non basta limitarsi a guardare in giro, occorre sapere come guardare, cosa guardare: occorre imparare a vedere (e come in tutte le cose, un pizzico di fortuna).
guardare
Volgere lo sguardo su qualcuno o qualcosa con l’intenzione di vedere
Il primo passo per poter vedere il mondo con occhi diversi, consiste nel riuscire a liberare la mente dai pensieri e vicissitudini che circondano il nostro quotidiano.
Pensare al lavoro, ai figli, alla casa, non aiuta a concentrarsi su ciò che si sta guardando per andare oltre, per permetterci di vedere.
Occorre quindi imparare a concentrarsi, a rilassarsi e lasciarsi andare alle emozioni, a vivere come bambini, che se vedono il nonno librarsi nell’aria gridano meravigliati: “il nonno volaaa!!!” e non corrono a chiamare il CICAP o un’esorcista.
Il mondo in cui viviamo certo non aiuta la concentrazione, siamo costantemente circondati da messaggi pubblicitari, frenesia, televisioni accese, telefonini super tecnologici, rumori, stereo ad alto volume, auto e moto che sfrecciano a velocità folli; tutti intenti ad arrivare “prima”.
Gli uomini in questo sono leggermente avvantaggiati: hanno la vista a tunnel (a quanti è capitato di guardare in frigorifero alla ricerca disperata dello yogurt senza vederlo?) e l’incapacità di fare più cose contemporaneamente (a quanti è capitato di abbassare lo stereo in macchina quando si sta cercando una via o un numero civico?).
La vista a tunnel permette di concentrarci su singoli soggetti senza esser influenzati dalle distrazioni (e facilita la concentrazione alla guida). Il fatto di non sapere fare più cose contemporaneamente (salvo certo casi rari ma presenti) ci permette o di passare ore a rimuginare o di dedicarci interamente a ciò che stiamo facendo senza accorgerci che il bagno si sta allagando.
La vista femminile invece è più grandangolare, frutto di esperienza secolare nel badare alla casa e seguire i figli contemporaneamente. Permette di scorgere particolari che noi uomini spesso trascuriamo (come trovare lo yogurt nel frigorifero prima ancora che lo sportello sia completamente aperto e a beccarci al volo quando guardiamo le curve della bionda che incrociamo quando siamo in loro compagnia)
Un altro fattore che non ci aiuta a vedere, sono le etichette. Etichettiamo il mondo intero. Se pensiamo al celeberrimo gioco del Lego, tutti immediatamente pensano ai mattoncini colorati. Ma quanti sanno esattamente come sono fatti, oppure associano al Lego una costruzione anziché il singolo mattoncino? Noi cataloghiamo qualunque cosa, per sopravvivere dobbiamo dare un nome ad ogni singolo oggetto che ci circonda.
Se pensiamo ad un foglio A4, tutti lo immaginiamo bianco e vuoto. Si ma quale bianco? e perché proprio vuoto? In quanti hanno pensato ad una lettera ricevuta o ad un foglio pasticciato dal figlio?
Per vedere, occorre conoscere una cosa, dimenticarsene e riscoprirla. Averla tra le mani, osservarla da altre angolazioni, altra luce, avvicinarla tanto da sfuocarla od osservarla con gli occhi socchiusi, ci aiuta a vederla davvero e ogni volta cercando qualcosa che sia differente dalla nostra immagine mentale che abbiamo di quell’oggetto, salvato nel nostro cervello tramite un’etichetta: il nome.
A tal proposito Monet, il celebre pittore impressionista disse:
“per imparare a vedere, dobbiamo dimenticarci il nome delle cose che stiamo guardando”
Ci sono momenti in cui siamo in grado di vedere automaticamente: a quanti è capitato di restare assenti da casa per un lungo periodo, e quando si torna, per qualche istante, osserviamo la nostra abitazione con occhi diversi, come se fosse sconosciuta. Abbiamo perso la familiarità che avevamo con essa e siamo tornati ad osservarne i particolari, a vedere gli oggetti, i soprammobili che magari sono in quella posizione da mesi, anni, e che non avevamo “mai visto”.
Viaggiare, visitare posti nuovi ci aiuta a scoprire cose nuove; spesso portiamo a casa le foto migliori proprio quando siamo lontani dal nostro quotidiano.
Ci siamo mai domandati il perché?
L’abilità di vedere, non deve aumentare con la distanza da casa nostra: se non riusciamo a vedere seriamente da casa, come pensiamo di poterlo fare in maniera approfondita quando ne siamo lontani?
La fotocamra, il mezzo che usiamo per fermare l’istante, non ci aiuta nel vedere: è oggettiva, non soggettiva. Se noi notiamo un particolare, la fotocamera lo registrerà nel suo insieme che potrà apparire scialbo e senza significato.
Il primo passo in questo caso è la padronanza del mezzo: occorre sapere usare la propria fotocamera e per saperla usare intendo sapere come fare per ottenere quello che stiamo osservando come lo stiamo vedendo noi.
…continua




















