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		<title>Intervista in bianco e nero.</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Aug 2010 10:58:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[La necessità del Bianco e Nero Intervista di Davide Rossi al fotografo Giancarlo Avanzo. Una delle serate del corso di fotografia creativa/tecniche di stampa antica . Dopo averci illustrato il procedimento che porta allo sviluppo dei rullini, alla stampa con provinatura e mascheratura, tutto condito da atmosfere da camera oscura e profumi di acidi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La necessità del Bianco e Nero</p>
<p>Intervista di Davide Rossi al fotografo Giancarlo Avanzo.</p>
<p><img class="aligncenter" title="Foto Giancarlo Avanzo" src="http://www.ilcavocchio.it/mostre/10_2004/bn0045_3.jpg" alt="Foto Giancarlo Avanzo" width="500" height="364" /></p>
<p>Una delle serate del corso di fotografia creativa/tecniche di stampa antica . Dopo averci illustrato il procedimento che porta allo sviluppo dei rullini, alla stampa con provinatura e mascheratura, tutto condito da atmosfere da camera oscura e profumi di acidi di sviluppo e fissaggio, al nostro gruppo fotografico ci siamo chiesti: perché?</p>
<p>Perché, dato che il digitale e la postproduzione permettono di esprimersi in maniera molto completa stando comodamente seduti al pc o davanti a una reflex dove l’immagine da cestinare o quella buona appare immediatamete, sentiamo la necessità di “tecniche di stampa antiche”, e di capire la differenza tra un bianco e nero digitale e uno ottenuto in camera oscura?</p>
<p>“Il procedimento digitale e la camera oscura non ottengono lo stesso risultato poiché utilizzano linguaggi, e materiali, diversi e finalizzati a esaltare caratteristiche diverse della nostra immagine” spiega semplicemente Davide Rossi (www. Atelierdellafotografia.it) che ci ha traghettati come un vero caronte nel turbinio di stimoli fotografici e artistici di questo corso.</p>
<p>Abbiamo la fortuna di avere tra i nostri soci più affezionati Giancarlo Avanzo, vero cultore dello sviluppo in bianco e nero e riconosciuto artista polesano.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<blockquote><p><em>Giancarlo Avanzo si occupa di fotografìa da oltre venticinque anni.</em></p>
<p><em>Vive ad Adria (RO), nel cuore del Basso Polesine, a contatto con la Gente semplice del Delta.</em></p>
<p><em>Il paesaggio palesano è il suo tema preferito, con i suoi personaggi che si muovono lungo argini e strade, pronti a sparire, a non lasciare traccia, nel rispetto del grande fiume e del suo territorio.</em></p>
<p><em>Avanzo fotografa prevalentemente in b.e n. elaborando poi pazientemente e con abilità le immagini in camera oscura.</em></p>
<p><em>Ha ottenuto riconoscimenti in concorsi internazionali con patrocinio FLAP a Kerkrade (Olanda), Viareggio e Firenze (Italia), Macon e Reims (Francia), Algarve (Portogallo), Rovigno, Belgrado Hoba e Belgrado Sumice (ex Jugoslavia).</em></p>
<p><em>In Italia è stato premiato in concorsi a carattere nazionale con patrocinio FIAF a Cassano D&#8217;Adda, Firenze, Viareggio, Monzambano, Rieti, Rovigo, Arezzo, Osimo, Bologna. Moltissimi i premi ottenuti in altri concorsi nazionali e regionali.</em></p>
<p><em>Sue opere sono state pubblicate in riviste specializzate come l&#8217;Annuario FIAF (1989,&#8217;91,&#8217;94,&#8217;95,&#8217;96,&#8217;97,&#8217;98) e il Fotoamatore; il Photo Annual Kodak Canon (&#8217;95), il Manuale di Fotografia II Fotografo.</em></p>
<p><em>La copertina discografica di una incisione del Coro Soldanella di Adria porta sue immagini, come pure alcune guide turistico-commerciali.</em></p>
<p><em>Per questa sua intensa e valida attività la F.I.A.F (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) gli ha riconosciuto, anno 2000, il titolo di A.F.I. (Artista Fotografo Italiano).</em></p>
<p><em>Avanzo fotografa per passione, attratto dai corsi d&#8217;acqua e dai tramonti della sua terra, pronto a rendere nuovo ciò che nel tempo è immutabile.</em></p>
<p><em>Con un velo di tristezza,forse; ma con tanto amore.</em></p>
<p><em>Gianfranco Cordella (fiaf)</em></p></blockquote>
<p><em> </em></p>
<p>Davide, che fa del suo meglio per convincerci quanto sia importante il procedimento creativo che porta a stampare in casa i propri rullini, spiega come sia delicato l’equilibrio tra le variabili che si incontrano in questo procedimento: la scelta della carta, la cui emulsione di cloruro d’argento e gelatina può incidere sull’efficacia dei contrasti, quindi sul risultato finale, è una delle tante; la temperatura dei bagni, la fruibilità dei prodotti…sono tutti agenti che vanno considerati come importanti.</p>
<p><strong>Davide:</strong> Quali sono i suoi soggetti preferiti e il modo in cui generalmente lavora?</p>
<p><strong>Giancarlo</strong>: Preferisco i paesaggi del Delta, che si prestano per la loro semplictà e ritmicità ai bianchi e neri. Da trent’anni lavoro fondamentalmente con due ottiche: il 2 e il 135. La scelta dell’obiettivo corto, a mio parere, annulla le distanze date dallo zoom, fin troppo usato oggi giorno.</p>
<p>La scelta del “momento decisivo in cui scattare è prima di tutto mentale e tiene conto anche di fattori ambientali, come la presenza di nuvole.</p>
<p><strong>Davide</strong>: Al momento dello scatto, cosa succede nella mente del fotografo analogico?</p>
<p><strong>Giancarlo</strong>: La fotografia si forma nella testa dell’autore, tuttavia la scelta dello scatto è dettata soprattutto da una conoscenza approfondita del percorso che porterà al suo definitivo estrinsecarsi.</p>
<p><strong>Davide</strong>: La foto nasce o viene interpretata in BN?</p>
<p><strong>Giancarlo</strong>: La foto prende forma in bianco e nero nella nostra testa, dall’osservazione della realtà. La scelta dell’esposizione deriva dall’esperienza, se si impara ad osservare le condizioni di luce, pensado sempre al percorso che la foto farà in camera oscura, l’esposimetro arriva a diventare inutile.</p>
<p>La parte più soddisfacente del lavoro resta comunque lo scatto: è come un cacciatore che ha preso una lepre! In quel momento il fotografo ha già presente il risultato e le lavorazioni che vi applicherà in camera oscura.</p>
<p>La parte più pesante rimane la preparazione della camera oscura. Se non si ha uno spazio da lasciare predisposto diviene problematico, ma non impossibile, predisporre tutto.</p>
<p><strong>Davide</strong>: Qualche consiglio veloce che darebbe a chi intende avvicinarsi alla camera oscura?</p>
<p><strong>Giancarlo</strong>: 1) Pazienza. 2) Nessuna alta aspettativa. I primi risultati saranno comunque mediocri, grazie all’esperienza però miglioreranno. 3) controllo delle variabili come temperature, diaframma ecc.</p>
<p>Non demoralizzarsi nella pratica iniziale permette di identificare dettagli costanti sui quali fare affidamento: la carta, la soluzione di sviluppo, ecc</p>
<p>Riflettendo sulle parole di questi due grandi esperti di camera oscura e tecniche di sviluppo e stampa, mi chiedo se non sia anacronistico, nell’epoca del digitale, fermarsi a considerare questo procedimento un metodo espressivo. Sicuramente per molti lo è.</p>
<p>Per alcuni altri, tuttavia, il messaggio e il linguaggio con il quale lo si esprime sono indissolubilmente legati e la tecnica non rappresenta più una scelta di stile, ma semplicemente l’unico modo per esprimere se stessi.</p>
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		<title>PRE-PRODUZIONE.</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 22:24:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[messaggio]]></category>
		<category><![CDATA[progettualità]]></category>
		<category><![CDATA[simboli]]></category>

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		<description><![CDATA[Si parla tanto, ultimamente, di Post-produzione. Photoshop, programmi di grafica, schiarire, bruciare, saturare. Ma perché non si parla altrettanto di Pre-produzione? Perché non si parla spesso di contenuti? Qualche piccola riflessione sparsa su come si concepisce un’immagine. Un viaggio in un paese esotico, una piazza affollata, un panorama mozzafiato, una festa in piscina… cos’hanno in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si parla tanto, ultimamente, di Post-produzione. Photoshop, programmi di grafica, schiarire, bruciare, saturare. Ma perché non si parla altrettanto di Pre-produzione? Perché non si parla spesso di contenuti?</p>
<p>Qualche piccola riflessione sparsa su come si concepisce un’immagine.</p>
<p>Un viaggio in un paese esotico, una piazza affollata, un panorama mozzafiato, una festa in piscina… cos’hanno in comune questi luoghi?  Ognuno di queste situazioni genera una quantità considerevole di immagini.</p>
<p>Ognuno di noi ha a che fare, se non altro per merito di un semplicissimo cellulare, con l’immagine, soprattutto digitale.</p>
<p>E’ sicuramente un fatto positivo, se non altro come fonte inesauribile di documentazione della realtà in cui viviamo. Ma sorge inevitabilmente un interrogativo legato all’intenzionalità di questi scatti.</p>
<p>Il filone fotografico documentativo, erroneamente interpretato spesso come “casualmente decisivo”, ha anch’esso una propria forma di  progettualità (si pensi al gruppo FSA americano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fotografia_documentaria">http://it.wikipedia.org/wiki/Fotografia_documentaria</a> ) ma di forma e struttura decisamente diversa da quella che mi affascina generalmente.</p>
<p>Cosa può rendere peculiare il nostro modo di fare fotografia?</p>
<p>Cosa può distinguerci dalle innumerevoli quantità di cartoline sfuocate e mal gestite che si trovano in numerosi portali? A mio parere, anche se potrò sembrare banale, visto il nome di questo salotto virtuale, il modo in cui facciamo PARLARE i nostri scatti. Ma pare far parlare qualcosa, bisogna essere assolutamente certi di cosa si deve dire. Un po’ come quando ci si prepara un discorso da fare davanti a molte persone: si scelgono accuratamente i termini, gli esempi e si programmano perfino le pause.</p>
<p>In fotografia esistono dei termini, sorta di vocaboli, che si possono mescolare per dare vita a discorsi precisi, che tuttavia devono nascere prima con il nostro pensiero. Si tratta degli elementi simbolici.</p>
<p>Questi vocaboli seguono inevitabilmente la grammatica delle tecniche fotografiche conosciute. Spesso tuttavia si cade nella trappola di lasciare che la tecnica domini completamente i nostri intenti espressivi: ecco che i nostri scatti saranno semplicemente esercizi di stile (magari anche utili).</p>
<p>Oppure, agli antipodi, si rischia di sentirsi così creativi da dimenticare che per poter parlare qualsiasi linguaggio è necessario conoscerne le basi.</p>
<p>Allora come si procede, a grandi linee, nella progettazione di un’immagine sulla base di un contenuto?</p>
<p>Prima di tutto dobbiamo appunto definire il messaggio che vogliamo emerga. Dobbiamo darci dei tag!</p>
<p>Un paesaggio particolarmente coinvolgente ci tocca e ci fa emozionare? Riflettiamo su cosa ci ispira. Calma e tranquillità? Forza della natura? Potenza e imponenza? Ecco i nostri tag, le nostre parole chiavi.Ci sono sicuramente simboli e situazioni simboliche che richiameranno inevitabilmente questo concetto. Non dobbiamo fare altro che compiere un’associazione tra simbolo e concetto. Sta alla nostra creatività decidere quale simbolo stia meglio con il nostro tag, per lo meno sul piano visivo.</p>
<p>Al concetto di calma e tranquillità, restando nel nostro esempio, non abbinerermo un mare agitato o dei rami piegati dal vento. Pittosto un soggetto in contemplazione, un mare piatto, un lago a specchio.</p>
<p>Ma questo è solo un banalissimo esempio. E’ divertente fare queste associazioni anche per gli oggetti stessi, lasciando che parlino all’interno di un contesto.</p>
<p>In questo caso le luci, lo sfondo e le pose del soggetto possono essere finalizzate al nostro scopo, rinforzando il significato. Una luce dolce e diffusa serve a dare delicatezza a un oggetto che debba esprimere dolcezza. Una luce dura e contrastata aiuta a esprimere drammaticità, forza, dualismo.</p>
<p>Ovviamente più lo scatto è povero di dettagli che distraggono l’osservatore, più viene resa giustizia al nostro messaggio.</p>
<p>Molti potranno obiettare che non tutte le nostre fotografie potranno essere progettate nei loro singoli contenuti. Certo! Niente è più prezioso della classica, magari tecnicamente insignificante, foto ricordo: per chi ha vissuto quel momento niente è più emotivamente importante. Tuttavia, qualche volta, è un ottimo esercizio pensare di dedicare un po’ di tempo in più alla PRE-PRODUZIONE, togliendone magari alla POST-PRODUZIONE. Una volta sperimentato il divertimento che si prova nel realizzare uno scatto progettato nei minimi dettagli, che esprima magari un concetto, un’emozione, un messaggi a noi caro, credo che nemmeno la classica foto ricordo potrà essere più la stessa.</p>
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		<title>Luce e Cervello. Il resto non conta.</title>
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		<comments>http://difotoparlate.com/blog/2010/07/06/luce-e-cervello-il-resto-non-conta/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 07:35:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Esp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[fotogafia]]></category>
		<category><![CDATA[luce]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutti i fotografi dovrebbero saperlo, la luce in fotografia è la Vita. L&#8217;unica cosa che permette di fare una foto è la luce, senza di essa non esisterebbe la fotografia. Il Fotografo è il secondo elemento fondamentale della &#8220;catena&#8221; che porta ad una buona foto; tutto il resto conta veramente poco, non importa avere la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti i fotografi dovrebbero saperlo, la luce in fotografia è la Vita. L&#8217;unica cosa che permette di fare una foto è la luce, senza di essa non esisterebbe la fotografia.<br />
Il Fotografo è il secondo elemento fondamentale della &#8220;catena&#8221; che porta ad una buona foto; tutto il resto conta veramente poco, non importa avere la reflex ultimo modello o le ottiche più costose e lussuose, se il fotografo non sa <em>leggere</em> la luce non otterrà nulla di spettacolare. Come diceva John Hedgecoe: <em>&#8220;Attrezzatura e tecnica sono solo l&#8217;inizio. È il fotografo che conta più di tutto&#8221;.<br />
<span style="font-style: normal;">Molti purtroppo non sono convinti di questo, o dicono di esserlo, ma poi si ostinano a spendere soldi per l&#8217;ultima reflex, quella col maggior controllo del rumore, la migliore raffica, l&#8217;ottica più luminosa, quella tropicalizzata&#8230;</span></em></p>
<p>Se qualcuno ancora non fosse convinto di ciò, consiglio di guardare il video che segue, realizzato da fotografi professionisti, che dimostrano come la Luce e il saperla gestire siano le cose davvero importanti nella fotografia.<em><br />
<span style="font-style: normal;">Il Video è in inglese, ma quanto accade è molto chiaro anche per quelle persone che non masticano molto bene tale lingua<br />
</span></em></p>
<p><em><span style="font-style: normal;"><a></a><a href="<span class="youtube">
<object width="425" height="355">
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/TOoGjtSy7xY&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=0&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0?rel=1">" />
<param name="allowFullScreen" value="true" />
<embed wmode="transparent" src="http://www.youtube.com/v/TOoGjtSy7xY&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=0&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0?rel=1">" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="355"></embed>
<param name="wmode" value="transparent" />
</object>
</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=TOoGjtSy7xY">www.youtube.com/watch?v=TOoGjtSy7xY</a></p></a></span></em><br />
The iPhone Fashion Shoot</p>
<p>Sul loro sito inoltre è possibile osservare e valutare gli scatti realizzati con il &#8220;telefono&#8221;.</p>
<p><a href="http://fstoppers.com/iphone/">http://fstoppers.com/iphone/</a></p>
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		<title>Proteggere le proprie fotografie su Internet</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 12:16:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Esp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografie]]></category>
		<category><![CDATA[Guide e Manuali]]></category>
		<category><![CDATA[autore]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[originale]]></category>
		<category><![CDATA[paternità]]></category>
		<category><![CDATA[protezione]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; bene dirlo subito: proteggere le proprie fotografie pubblicate su internet dalla copia e da un uso non autorizzato è pura utopia. Come una fotografia è pubblicata, automaticamente può venire salvata ed usata da terzi. Cosa dunque possiamo fare? Cercare di limitare i danni e soprattutto poter provare di esserne i veri autori. E&#8217; bene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E&#8217; bene dirlo subito: proteggere le proprie fotografie pubblicate su internet dalla copia e da un uso non autorizzato è pura utopia.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Come una fotografia è pubblicata, automaticamente può venire salvata ed usata da terzi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Cosa dunque possiamo fare? Cercare di limitare i danni e soprattutto poter provare di esserne i veri autori.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E&#8217; bene precisare che rispetto alla fotografia analogica, col digitale non esiste il &#8220;negativo unico&#8221;. E&#8217; anche vero che in analogico è possibile fotografare un negativo e riprodurlo per ottenerne un&#8217;altro sostanzialmente uguale, ma finché i negativi non vengono distribuiti/consegnati non ci sono problemi; così come nel digitale, finché il raw sta in casa nostra e non viene distribuito siamo tranquilli.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La differenza è che in mano abbiamo un negativo, un oggetto unico, palpabile, materico. Col digitale tutto è copiabile, distribuibile in tutto il mondo in una frazione di secondo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Quando pubblichiamo una fotografia, se desideriamo cercare di evitarne l&#8217;utilizzo non autorizzato, o quantomeno scoraggiarlo, possiamo intraprendere alcune azioni piuttosto semplici.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La prima e più ovvia consiste nel mettere online una fotografia a bassa risoluzione riducendola a 72dpi e dimensioni intorno agli 800&#215;600 per scoraggiarne la stampa.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">L&#8217;utilizzo di watermark (come nella foto che segue) dice chiaramente chi sia l&#8217;autore della fotografia</div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://difotoparlate.com/blog/wp-content/uploads/2010/06/labbra-e-foglia-1.jpg" rel="lightbox[146]"><img class="aligncenter size-medium wp-image-148" title="labbra-e-foglia-1" src="http://difotoparlate.com/blog/wp-content/uploads/2010/06/labbra-e-foglia-1-300x199.jpg" alt="Fotografia con semplice Watermark" width="300" height="199" /></a></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">ma l&#8217;uso del timbro clone in pochi minuti elimina questo semplice sistema.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E&#8217; possibile quindi inserire un watermark più complesso e più grande, come quello che segue</div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://difotoparlate.com/blog/wp-content/uploads/2010/06/labbra-e-foglia-2.jpg" rel="lightbox[146]"><img class="aligncenter size-medium wp-image-149" title="labbra-e-foglia-2" src="http://difotoparlate.com/blog/wp-content/uploads/2010/06/labbra-e-foglia-2-300x199.jpg" alt="Fotografia con Watermark più invasivo" width="300" height="199" /></a></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma anche in questo caso, un uso paziente del timbro clone ne consente la rimozione.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma in caso di diatriba, come dimostrare che siamo noi i veri autori della fotografia e quindi detentori di ogni diritto a riguardo?</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Anche qui ci sono diverse soluzioni che unite, consentono di dimostrare la paternità di una foto.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il Raw anzitutto, come detto, è considerato un po&#8217; il negativo della fotografia. Contiene molte più informazioni di quante non ne contenga un jpg. Per fare un confronto diretto, il raw contiene attualmente 12 bit di informazione per pixel, il jpg ne contiene 8. Mettendo in scala questi valori, possiamo dire che in una foto in jpg potremo avere una scala di valori da 0 a 255. Con il Raw invece da 0 a 4096. La differenza tra questi valori sono le informazioni che durante il salvataggio in jpg vengono perse (ma che non sono sempre significative).</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Molte persone scattano direttamente in jpg, vuoi perché è più veloce, occupa meno spazio, non ha bisogno di post produzione (in teoria) e via dicendo. In questo caso non abbiamo un raw da tenere a casa. C&#8217;è chi consiglia di salvare le foto su un disco o una chiavetta, imbustarlo e spedirselo via Posta. Il timbro postale farà fede per la data (ovviamente non dovremo mai aprire la busta salvo che in caso di diatriba). Quando le nostre fotografie torneranno a casa, solo allora potremo pubblicarle e metterle online.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Questo ci garantisce di avere una copia &#8220;datata&#8221; prima che queste vengano rese pubbliche. E&#8217; sicuramente un metodo valido ma che personalmente non utilizzo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Come dicevo l&#8217;importante è essere in possesso di qualcosa che gli altri non hanno. Nel caso del raw avremo le informazioni che non vengono salvate nel jpg distribuito, nel caso del jpg originale invece, potremmo ritagliare un pezzo della fotografia e render pubblico solo la parte centrale (come la parte nel riquadro rosso):</div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://difotoparlate.com/blog/wp-content/uploads/2010/06/labbra-e-foglia-3.jpg" rel="lightbox[146]"><img class="aligncenter size-medium wp-image-150" title="labbra-e-foglia-3" src="http://difotoparlate.com/blog/wp-content/uploads/2010/06/labbra-e-foglia-3-300x199.jpg" alt="Ritaglio di una immagine" width="300" height="199" /></a></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Questo garantisce che ciò che circolerà su internet conterrà informazioni che non possono esser ricostruite da un utilizzatore e che in caso di diatriba, potremo fornire la foto completa, dimostrando il ritaglio.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Un altro metodo consiste nello scattare diverse fotografie dello stesso soggetto e tenerle da parte. Se dovremo dimostrare la paternità di uno scatto, le altre foto ci aiuteranno nell&#8217;intento.</div>
<p style="text-align: justify;">E nel caso qualcuno voglia spacciare per propria la fotografia dell&#8217;esempio, sappia che l&#8217;ho in Raw, quella che vedete è un ritaglio, l&#8217;originale è a colori, ho diverse altre foto simili di prova e l&#8217;ho stampata su un libro <img src='http://difotoparlate.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>diFotoParlate su Flickr</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 08:59:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Esp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Siti Web]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[flickr]]></category>

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		<title>Trasportare l&#8217;attrezzatura</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 10:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Esp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Guide e Manuali]]></category>
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		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[attrezzatura]]></category>
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		<description><![CDATA[Arriva l&#8217;estate, arrivano le giornate dedicate alla fotografia e ai viaggi per le meritate ferie o vacanze. Uno degli interrogativi maggiori è quello del trasporto dell&#8217;attrezzatura. Se facciamo parte di quei fotoamatori &#8220;evoluti&#8221; o professionisti, è facile che il nostro armadio sia colmo di filtri, lenti, ottiche, batterie, un paio di corpi macchina magari, prolunghe, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Arriva l&#8217;estate, arrivano le giornate dedicate alla fotografia e ai viaggi per le meritate ferie o vacanze.<br />
Uno degli interrogativi maggiori è quello del trasporto dell&#8217;attrezzatura. Se facciamo parte di quei fotoamatori &#8220;evoluti&#8221; o professionisti, è facile che il nostro armadio sia colmo di filtri, lenti, ottiche, batterie, un paio di corpi macchina magari, prolunghe, flash e materiale vario.<br />
Se invece facciamo parte di quelle persone che si stanno avvicinando al mondo della fotografia, avremo un corpo macchina e magari uno solo o due obiettivi. La domanda però è sempre la stessa&#8230; come trasportare in sicurezza il nostro materiale?<br />
In vendita ci sono svariate soluzioni e un numero non ben precisato di marche alcune delle quali molto famose (e costose). Dalla mia esperienza e vi assicuro che di borse ne ho provate davvero tante, perché per me le borse, zaini o monospalla sono come le scarpe per le donne.. non sono mai abbastanza <img src='http://difotoparlate.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' />  le borse e le marche bene o male si equivalgono. Alcune, a parità di dimensioni e capacità costano nettamente di più. La domanda è la solita: ne vale la pena? Non parlo naturalmente di borse specifiche dedicate alle condizioni climatiche estreme, quelle le lascio a chi davvero ne ha bisogno e a chi pensa siano indispensabili (le stesse persone che cercano i corpi tropicalizzati perché temono due gocce di pioggia). Cominciamo con il distinguere le tipologie:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Zaini</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gli zaini sono senz&#8217;altro i più comodi per chi deve muoversi molto a piedi. Il consiglio per chi deve acquistarne uno è quello di prenderlo sempre più grande di quanto sia realmente necessario: lo spazio &#8220;vuoto&#8221; tornerà comodissimo per un paio di panini, una bottiglia d&#8217;acqua, una giacca antivento e qualunque altro oggetto o materiale si voglia trasportare. Gli zaini hanno lo svantaggio di doverli sfilare per mettere via qualcosa o per cambiare ottica. Affiancare un marsupio capiente o una sacca da cintura ci consente di cambiare ottica senza dover toglierci lo zaino (o chiedere a qualcuno di farlo). Gli spallacci devono essere spessi e molto imbottiti. In molti casi gli zaini sono tanto capienti da contenere senza problemi anche 10kg di attrezzatura, ma se hanno spallacci sottili e poco imbottiti, ci &#8220;taglieranno&#8221; le spalle ben presto. La cintura in vita va sempre allacciata: allevia il peso delle spalle caricandolo sul bacino e mantiene lo zaino ben saldo alla schiena senza dondolii fastidiosi.<br />
Il laccetto per il petto, torna comodo per fissare la fotocamera che abbiamo al collo: quando giro con lo zaino e un&#8217;ottica lunga collegata alla reflex, l&#8217;ottica la fisso con dei lacci elastici ad una spalla o alla cinghia per il petto. Si evitano i continui e a lungo andare fastidiosi dondolii del corpo macchina e ci consente di tenere le mani libere.<br />
Lo zaino non deve esser necessariamente fotografico: un normalissimo zaino da trekking va benissimo: le ottiche potremo tenerle dentro custodie appositamente realizzate (magari usando quella gomma dei tappetini da palestra) o le custodie originali (ad esempio quelle vendute insieme agli obiettivi Sigma). Per accessori vari, si possono usare le tasche laterali o inserire il tutto in una busta a tenuta stagna per ulteriore sicurezza. Avremo la comodità di un vero zaino con schienale areato, spallacci nati per l&#8217;uso intensivo una completa &#8220;trasparenza&#8221; (non sembra uno zaino fotografico) e un costo decisamente inferiore rispetto agli zaini fotografici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Borse corredo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono le classiche borse da spalla &#8220;vecchio stile&#8221; . Hanno l&#8217;innegabile vantaggio dell&#8217;immediatezza: in qualunque momento e in autonomia potremo cambiare ottica, prendere o mettere via accessori. Il lato negativo è che il peso è tutto concentrato su una spalla, sopportabile per carichi leggeri o brevi passeggiate, ma che diventa insopportabile al crescere del peso della borsa e della durata dell&#8217;uscita fotografica.<br />
A me queste borse piacciono moltissimo proprio per la loro praticità e immediatezza, e una borsa di medie dimensioni come quella che uso io, ovvero capace di trasportare un corpo macchina e due o tre ottiche è più che sufficiente per passeggiate giornaliere o semplici uscite. Contando poi che il corpo macchina lo tengo al collo, alla fine la borsa contiene giusto un paio di ottiche e un po&#8217; di materiale vario, come esposimetro, set per la pulizia delle lenti, qualche scheda aggiuntiva, un cartoncino grigio neutro&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Monospalla</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I monospalla sono &#8220;l&#8217;ultima generazione&#8221; di zaini. Hanno il vantaggio di avere il peso sulle spalle, una discreta velocità (è sufficiente farli ruotare davanti per avere accesso alle tasche e al contenuto ma le dimensioni sono spesso limitate e paragonabili a quelle di una borsa corredo di medie dimensioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Considerazioni</em></p>
<p style="text-align: justify;">Quando prendiamo in considerazione l&#8217;acquisto di una borsa o zaino per la nostra attrezzatura, dovremo valutare diversi fattori:<br />
<em> Capacità:</em><br />
E&#8217; importante che lo spazio a disposizione sia più che sufficiente per ciò che dobbiamo inserire. Il materiale non deve essere inserito a forza, ma deve entrare comodamente. Non facciamoci ingannare dalle dimensioni esterne delle borse, ma prendiamo in considerazione sempre e solamente quelle interne<br />
<em> Disposizione degli scomparti:</em><br />
In alcuni casi, gli scomparti non sono personalizzabili, cosa che invece reputo molto importante. Avere la possibilità di modificare la forma degli scomparti grazie a divisori dotati di velcro, consente di personalizzare l&#8217;interno e ottimizzare di conseguenza lo spazio utilizzato.<br />
<em> Impermeabilizzazione:</em><br />
Tutte le borse fotografiche e tutti gli zaini sono impermeabili; il materiale usato è nella stragrande maggioranza dei casi nylon balistico, molto robusto e resistente e naturalmente impermeabile. Alcune marche addirittura dotano gli zaini e le borse di protezioni aggiuntive (alcuni rendono addirittura gli zaini impermeabili e galleggianti) che sono sicuramente gradite ma non ritengo siano un fattore fondamentale per la scelta.<br />
Per mantenere viva l&#8217;impermeabilizzazione è sufficiente acquistare quelle bombolette spray per impermeabilizzare le tende o le scarpe. Una o due spruzzate all&#8217;anno (soprattutto sulle cuciture) sono sufficienti.<br />
<em> Cinghie:</em><br />
Sia le borse pronto che gli zaini devono avere cinghie per il trasporto robuste e imbottite (meglio ancora se antiscivolo). Sarebbe davvero ridicolo spendere tanti soldi per l&#8217;attrezzatura e affidarla ad un gancio della cinghia di trasporto di plastica o che ci ispira poca fiducia. (ma non fidarsi ciecamente nemmeno di quelle di metallo, parlo per esperienza)<br />
<em>Tasche a cerniera:<br />
<span style="font-style: normal;">Trovo siano fondamentali: qualunque borsa o zaino deve avere delle tasche dotate di cerniera a zip: ci assicura di mantenere al sicuro il contenuto anche in caso di ribaltamento. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-style: normal;"><strong>Consigli generali:</strong><br />
Abituiamoci a riempire la nostra borsa o zaino secondo sempre la solita logica:  usare lo stesso metodo ci consente di imparare la posizione degli oggetti nelle relative tasche e di velocizzare molto l&#8217;intervento (immaginiamo di dover recuperare al volo una batteria di emergenza, piuttosto che una scheda di memoria)</span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Valutiamo bene cosa trasportiamo perché saremo noi a trasportarlo. Un tempo mi caricavo come un mulo&#8230; ora valuto con attenzione cosa andrò a fotografare e mi comporto di conseguenza.</p>
<p>Portiamo sempre con noi un kit di pulizia: il mio kit da cui non mi separo mai è composto da due salviettine per pulire gli occhiali, un pennellino morbido per lenti, un pennellino con setole leggermente più rigide, uno spray per gli occhiali (che va benissimo anche per le lenti) il tutto dentro un sacchettino di plastica Cuki Gelo impermeabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Consigli anti-furto</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-style: normal;">Quando viaggiamo abituiamoci ad essere e comportarci in maniera trasparente: la borsa fotografica è sempre uno specchietto per le allodole per ladri e malintenzionati. Meno ci mostriamo fotografi più invisibili saremo, più siamo invisibili più riusciremo a fotografare l&#8217;ambiente così come ci circonda (pensiamo a Cartier Bresson).<br />
Se ci spostiamo con l&#8217;auto, teniamo la borsa fotografica in terra, dietro il sedile del guidatore e non sul sedile. Se dobbiamo proprio appoggiarla sul sedile, leghiamola con la cintura di sicurezza: eviterà lo scippo al volo con rottura del finestrino dal motorino di turno mentre siamo fermi al semaforo.<br />
Se dobbiamo per forza lasciare il corredo in auto, inseriamolo nel bagagliaio prima di giungere a destinazione. Mai, e ripeto Mai posteggiare l&#8217;auto, scendere con la borsa fotografica, metterla nel bagagliaio, chiudere l&#8217;auto e andarcene. E&#8217; la prima regola da imparare a memoria. Se sappiamo che dovremo &#8220;abbandonare&#8221; la nostra attrezzatura fermiamoci prima di giungere a destinazione in una piazzola di sosta e spostiamola prima di posteggiare.<br />
Se ci fermiamo a bere in un locale, prendiamo l&#8217;abitudine di sederci infilando una gamba della sedia nella cinghia o in uno spallaccio della zaino: eviterà il furto mentre siamo distratti.<br />
</span></em><em><span style="font-style: normal;">Togliamo l&#8217;etichetta della marca dallo zaino o dalla borsa: è inutile avere uno zaino tutto nero che pare un normalissimo zainetto e poi avere un logo &#8220;Tamrac&#8221; in bella mostra.</span></em><em><span style="font-style: normal;"><br />
Non dimentichiamoci che se ci vestiamo e sembriamo dei professionisti, sarà più difficile ottenere foto dalla gente comune che non come semplici &#8220;turisti&#8221;. </span></em></p>
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		<title>Stanley Kubrick a Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 14:39:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Esp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sono molte le persone che amano i film di Stanley Kubrick. Ma pochi sanno che l&#8217;autore di capolavori come 2001 Odissea nello Spazio, Shining, Arancia Meccanica è stato anche un fotografo. Anzi, è stato anzitutto un fotografo. La sua carriera artistica è iniziata proprio come fotoreporter, quando a soli 17 anni, collaborava con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://difotoparlate.com/blog/wp-content/uploads/2010/04/KubrickForLook_autoscatto_1949_wikipedia.jpg" rel="lightbox[134]"><img class="aligncenter size-medium wp-image-135" title="KubrickForLook_autoscatto_1949_wikipedia" src="http://difotoparlate.com/blog/wp-content/uploads/2010/04/KubrickForLook_autoscatto_1949_wikipedia-300x199.jpg" alt="Autoritratto di Stanley Kubrick" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Non sono molte le persone che amano i film di Stanley Kubrick. Ma pochi sanno che l&#8217;autore di capolavori come 2001 Odissea nello Spazio, Shining, Arancia Meccanica è stato anche un fotografo. Anzi, è stato anzitutto un fotografo.</p>
<p>La sua carriera artistica è iniziata proprio come fotoreporter, quando a soli 17 anni, collaborava con la rivista &#8220;Look&#8221;.<br />
Le sue fotografie mostravano l&#8217;America del dopo guerra, un&#8217;America sognatrice, povera, musicale, violenta&#8230;</p>
<p>Molti di questi scatti sono in mostra a Milano, presso il Palazzo della Ragione fino al 4 luglio.</p>
<p>Altre info:</p>
<p>Stanley Kubrick<br />
Fotografo<br />
1945-1950<br />
Milano &#8211; Palazzo della Ragione (Piazza Dei Mercanti 1)</p>
<p>Il sito dell&#8217;evento: <a title="Mostra Kubrick" href="http://www.mostrakubrick.it/" target="_blank">http://www.mostrakubrick.it/</a></p>
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		<title>Guardare e Vedere</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 07:14:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Esp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografie]]></category>
		<category><![CDATA[Guide e Manuali]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[guardare]]></category>
		<category><![CDATA[vedere]]></category>

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		<description><![CDATA[Voglio riproporre qui una riflessione scritta qualche tempo fa, in vista di prossimi aggiornamenti e ulteriori suggerimenti Fare fotografia significa cogliere un istante e fermarlo &#8220;per sempre&#8221;. Come e quale istante cogliere è il compito del fotografo, un compito spesso difficile che necessita di capacità tecniche (saper usare una fotocamera) e soprattutto &#8220;avere occhio&#8221;. Non basta limitarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Voglio riproporre qui una riflessione scritta qualche tempo fa, in vista di prossimi aggiornamenti e ulteriori suggerimenti</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fare fotografia significa cogliere un istante e fermarlo &#8220;per sempre&#8221;.<br />
Come e quale istante cogliere è il compito del fotografo, un compito spesso difficile che necessita di capacità tecniche (saper usare una fotocamera) e soprattutto &#8220;avere occhio&#8221;.<br />
Non basta limitarsi a guardare in giro, occorre sapere come guardare, cosa guardare: occorre imparare a vedere (e come in tutte le cose, un pizzico di fortuna).</p>
<p style="text-align: justify;"><em>guardare</em><br />
<em>Volgere lo sguardo su qualcuno o qualcosa con l&#8217;intenzione di vedere</em></p>
<p>Il primo passo per poter vedere il mondo con occhi diversi, consiste nel riuscire a liberare la mente dai pensieri e vicissitudini che circondano il nostro quotidiano.<br />
Pensare al lavoro, ai figli, alla casa, non aiuta a concentrarsi su ciò che si sta guardando per andare oltre, per permetterci di vedere.<br />
Occorre quindi imparare a concentrarsi, a rilassarsi e lasciarsi andare alle emozioni, a vivere come bambini, che se vedono il nonno librarsi nell&#8217;aria gridano meravigliati: &#8220;il nonno volaaa!!!&#8221; e non corrono a chiamare il <a title="CICAP" href="http://www.cicap.org" target="_blank">CICAP</a> o un&#8217;esorcista.</p>
<p>Il mondo in cui viviamo certo non aiuta la concentrazione, siamo costantemente circondati da messaggi pubblicitari, frenesia, televisioni accese, telefonini super tecnologici, rumori, stereo ad alto volume, auto e moto che sfrecciano a velocità folli; tutti intenti ad arrivare &#8220;prima&#8221;.<br />
Gli uomini in questo sono leggermente avvantaggiati: hanno la vista a tunnel (a quanti è capitato di guardare in frigorifero alla ricerca disperata dello yogurt senza vederlo?) e l&#8217;incapacità di fare più cose contemporaneamente (a quanti è capitato di abbassare lo stereo in macchina quando si sta cercando una via o un numero civico?).<br />
La vista a tunnel permette di concentrarci su singoli soggetti senza esser influenzati dalle distrazioni (e facilita la concentrazione alla guida). Il fatto di non sapere fare più cose contemporaneamente (salvo certo casi rari ma presenti) ci permette o di passare ore a rimuginare o di dedicarci interamente a ciò che stiamo facendo senza accorgerci che il bagno si sta allagando.<br />
La vista femminile invece è più grandangolare, frutto di esperienza secolare nel badare alla casa e seguire i figli contemporaneamente. Permette di scorgere particolari che noi uomini spesso trascuriamo (come trovare lo yogurt nel frigorifero prima ancora che lo sportello sia completamente aperto e a beccarci al volo quando guardiamo le curve della bionda che incrociamo quando siamo in loro compagnia)<br />
Un altro fattore che non ci aiuta a vedere, sono le etichette. Etichettiamo il mondo intero. Se pensiamo al celeberrimo gioco del Lego, tutti immediatamente pensano ai mattoncini colorati. Ma quanti sanno esattamente come sono fatti, oppure associano al Lego una costruzione anziché il singolo mattoncino? Noi cataloghiamo qualunque cosa, per sopravvivere dobbiamo dare un nome ad ogni singolo oggetto che ci circonda.<br />
Se pensiamo ad un foglio A4, tutti lo immaginiamo bianco e vuoto. Si ma quale bianco? e perché proprio vuoto? In quanti hanno pensato ad una lettera ricevuta o ad un foglio pasticciato dal figlio?<br />
Per vedere, occorre conoscere una cosa, dimenticarsene e riscoprirla. Averla tra le mani, osservarla da altre angolazioni, altra luce, avvicinarla tanto da sfuocarla od osservarla con gli occhi socchiusi, ci aiuta a vederla davvero e ogni volta cercando qualcosa che sia differente dalla nostra immagine mentale che abbiamo di quell&#8217;oggetto, salvato nel nostro cervello tramite un&#8217;etichetta: il nome.<br />
A tal proposito Monet, il celebre pittore impressionista disse:<br />
&#8220;<em>per imparare a vedere, dobbiamo dimenticarci il nome delle cose che stiamo guardando</em>&#8221;<br />
Ci sono momenti in cui siamo in grado di vedere automaticamente: a quanti è capitato di restare assenti da casa per un lungo periodo, e quando si torna, per qualche istante, osserviamo la nostra abitazione con occhi diversi, come se fosse sconosciuta. Abbiamo perso la familiarità che avevamo con essa e siamo tornati ad osservarne i particolari, a vedere gli oggetti, i soprammobili che magari sono in quella posizione da mesi, anni, e che non avevamo &#8220;mai visto&#8221;.<br />
Viaggiare, visitare posti nuovi ci aiuta a scoprire cose nuove; spesso portiamo a casa le foto migliori proprio quando siamo lontani dal nostro quotidiano.<br />
Ci siamo mai domandati il perché?<br />
L&#8217;abilità di vedere, non deve aumentare con la distanza da casa nostra: se non riusciamo a vedere seriamente da casa, come pensiamo di poterlo fare in maniera approfondita quando ne siamo lontani?</p>
<p>La fotocamra, il mezzo che usiamo per fermare l&#8217;istante, non ci aiuta nel vedere: è oggettiva, non soggettiva. Se noi notiamo un particolare, la fotocamera lo registrerà nel suo insieme che potrà apparire scialbo e senza significato.<br />
Il primo passo in questo caso è la padronanza del mezzo: occorre sapere usare la propria fotocamera e per saperla usare intendo sapere come fare per ottenere quello che stiamo osservando come lo stiamo vedendo noi.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8230;continua</p>
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		<title>Stock e Microstock: il mondo della fotografia professionale si evolve.</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 12:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Esp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografie]]></category>
		<category><![CDATA[Siti Web]]></category>
		<category><![CDATA[microstock]]></category>
		<category><![CDATA[mystockphoto]]></category>
		<category><![CDATA[professione]]></category>
		<category><![CDATA[stock]]></category>

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		<description><![CDATA[Un tempo c&#8217;era il Fotografo, quello che sapeva fare le fotografie, che aveva il Grande Formato e a cui si rivolgevano i nostri nonni o genitori quando volevano una foto ricordo per il grande evento, una comunione o un matrimonio. Poi vennero le Reflex e medioformato, i professionisti aumentarono grazie a costi più contenuti ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un tempo c&#8217;era il Fotografo, quello che sapeva fare le fotografie, che aveva il Grande Formato e a cui si rivolgevano i nostri nonni o genitori quando volevano una foto ricordo per il grande evento, una comunione o un matrimonio.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi vennero le Reflex e medioformato, i professionisti aumentarono grazie a costi più contenuti ma in ogni caso si trattava di persone che venivano pagate per fare le fotografie. Quando c&#8217;era bisogno di qualcuno che sapesse fare le fotografie come si deve, si chiamava il professionista, il Fotografo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi il mondo della fotografia professionale è cambiato, e di molto. La Agenzie Pubblicitarie, le società, non pagano più un fotografo affinché questo scatti l&#8217;immagine richiesta e necessaria per reclamizzare un prodotto, un luogo, un evento.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi chiunque e con una spesa anche molto ridotta, può acquistare una reflex e fare fotografia. Tra gli amatori ci sono fotografi validissimi che in alcuni casi surclassano i professionisti. Sono molto pochi i casi in cui un professionista è ancora richiesto, e spesso viene richiesto perché fa parte di un circolo ristretto di persone che hanno conoscenze ed agganci per i famosi &#8220;pass&#8221; o perché il loro lavoro artistico è riconosciuto in ambito nazionale o internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta molti fotografi professionisti collaboravano con agenzie di Stock: consegnavano le loro fotografie ad agenzie che si limitavano a raccoglierle e a catalogarle, mostrando quelle che interessavano a chi desiderava acquistarle.</p>
<p style="text-align: justify;">Le fotografie venivano pagate in base all&#8217;uso che se ne faceva, alla tiratura, alle dimensioni di stampa, al periodo temporale di utilizzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l&#8217;avvento di Internet sono nati siti di Micro-Stock, ovvero dove chiunque, professionista o semplice amatore, può mettere in vendita le proprie</p>
<p style="text-align: justify;">fotografie. Spinti dal desiderio di fare soldi, migliaia di fotografi amatoriali nhanno riversato le proprie fotografie su questi siti. Si chiamano Microstock perché i pagamenti sono davvero micro: una fotografia viene venduta per utilizzo web a partire da 1$ e su grandi volumi d&#8217;acquisto in abbonamento si può scendere a 30 centesimi di dollaro.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa positiva è che questi siti &#8220;lavorano&#8221; per i fotografi che hanno inserito le fotografie 24 ore su 24 e a livello mondiale. Le possibilità di acquisto (sempre che la fotografia sia valida) sono quindi elevatissime e vendendo 1000 licenze di quella fotografia il guadagno si amplifica di conseguenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi siti però hanno modificato il mercato: l&#8217;azienda non contatta più il fotografo, non chiede più le fotografie all&#8217;agenzia pagandola magari centinaia e centinaia di euro quando ne ha a disposizione milioni per pochi centesimi. Bisogna solo cercare ciò che si desidera.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mestiere del Fotografo quindi si è evoluto, è cambiato e occorre stare al passo se non si desidera chiudere baracca e burattini e cambiare mestiere. Non si tratta di svendersi o lamentarsi dicendo: &#8220;io non venderò mai una mia fotografia a 25 centesimi!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Perché se la mia fotografia vende e vende tanto, posso arrivare a guadagnare diverse migliaia di euro per quella singola fotografia.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si lavora più su commissione, si lavora seguendo il mercato e prevedendo ciò che la gente desidera.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è chi si è specializzato in questo mercato, primo fra tutti (sia di presenza sui siti di Micro-Stock che di vendite) è Yuri Arcurs, autore di un interessantissimo video presente su YouTube:</p>
<p style="text-align: justify;"><span class="youtube">
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=VYkNKP96b84">www.youtube.com/watch?v=VYkNKP96b84</a></p></p>
<p style="text-align: justify;">che mostra quanto la specializzazione e l&#8217;investimento consenta davvero di avere guadagni di tutto rispetto (e aggiungerei invidiabili).</p>
<p style="text-align: justify;">Il modo migliore per seguire il mercato è frequentare uno dei tanti siti e blog specializzati sulla fotografia di Stock e Microstock.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="MyStockPhoto" href="http://www.mystockphoto.org" target="_blank">MyStockPhotography</a> è uno tra i maggiori Blog che trattano questo genere di mercato, gestito da <strong>Roberto Marinello</strong>, vanta Sponsor come Fotolia e un numero di visitatori in costante aumento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma sentiamo direttamente lui:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>dFP: Come ti è nata l&#8217;idea di un Blog che parli di MicroStock?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RM</strong>: Ho iniziato con un semplice blog in cui descrivevo le mie prime esperienze in ambito microstock, qualche piccolo consiglio per i neofiti. L&#8217;anno scorso ho deciso di spingerlo un passo più avanti, comprando un dominio ed un hosting un po&#8217; più serio e provando a farlo crescere aumentando il ventaglio dei contenuti, dai comunicati stampa delle aziende alle interviste, dagli editoriali alle statistiche di vendita, etc&#8230;. insomma un<em> microstock info center</em>: news, tips, tools, stats.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>dFP: Da quanto tempo segui il mercato del Micro-Stock?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RM</strong>: A fasi alterne, dal 2006. Avevo letto un articolo riguardante un fenomeno in qualche modo riconducibile a &#8220;<strong>User-generated content</strong> (<strong>UGC</strong>)&#8221;. Si parlava di iStockphoto, allora e a tutt&#8217;oggi leader di questo mercato, dove anche i fotografi amatoriali potevano inviare le proprie fotografie e metterle in vendita. Dopo le prime cocenti delusioni dovute all&#8217;inesperienza e ad una &#8220;compattina&#8221; da 3Mpx, ho cominciato a capire le tipologie di foto necessarie per tale mercato, pur restando un contributor modesto in termini di quantità, di dimensione dei portafogli.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>dFP: Secondo te è un mercato ormai saturo?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RM</strong>: Il mercato non è saturo, la necessità di fotografie ed illustrazioni a basso prezzo è in continuo aumento. E&#8217; cambiata la prospettiva per il fotografo. Il microstock non è più un &#8220;fenomeno&#8221;, è una industria consolidata. Se qualche anno fa una foto modesta poteva avere qualche chance di essere accettata e venduta, ora una serie di fotografi stock professionisti sono entrati nell&#8217;arena microstock, elevando notevolmente il livello qualitativo del materiale disponibile per i clienti. Si sta verificando quanto avviene in molteplici ambiti, non solo industriali/economici: semplificando, la legge dell&#8217; <em>80/20</em> dove l&#8217;80% dei guadagni microstock sono ottenuti dal top 20% dei fotografi&#8230; dietro di loro una lunga coda di contributors che guadagnano le briciole. La stessa legge è ben verificabile anche all&#8217;interno del proprio portfolio, dove è il 10-20% delle fotografie a vendere molto sino a raggiungere l&#8217;80/90% dei guadagni di un autore.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>dFP: Guadagnare 25 centesimi dalla vendita di una fotografia non è limitante e quasi &#8220;offensivo&#8221; per un Fotografo professionista?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RM</strong>: In parte lo è&#8230; soprattutto in merito alla libertà che le attuali licenze Royalty Free lasciano all&#8217;acquirente. Fossero più restrittive e con prezzi più alti, il mercato sarebbe sicuramente più equo per il fotografo. Ormai però la strada è segnata e la convergenza tra stock fotografia RF tradizionale (Getty e Corbis per capirci) e microstock è già in atto, si veda l&#8217;articolo <a href="http://www.mystockphoto.org/microstock-nuovo-royalty-free-lookstat/"><em>Microstock il nuovo Royalty Free -- Lookstat</em></a>. Diciamo che il fotografo professionista può orientare le proprie scelte anche su mercati più remunerativi e considerare il microstock in ambito di diversificazione del proprio reddito.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>dFP: Che consigli daresti a chi vuole entrare in questo mercato?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RM</strong>: Ci vuole costanza nel creare e fare upload di fotografie alle varie agenzie con continuità. Occorre tenere in considerazione tutta la fondamentale e tediosa parte relativa ai <em>metadati </em>(titolo foto, descrizione, parole chiave) poiché è tramite queste informazioni che il proprio lavoro può avere visibilità. Il massimo è riuscire a trovare una &#8220;nicchia&#8221; non molto frequentata ma che è ricercata dai clienti (utile in merito <em>picNiche</em>, date un&#8217;occhiata a <em><a href="http://www.mystockphoto.org/microstock-niche-subjects" target="_blank">Microstock Niche Subjects</a></em>: scordatevi di mandare centinaia di foto di fiori, cagnolini, tramonti: hanno una tale concorrenza questi soggetti che le foto devono essere superlative per emergere. Se poi ci prendete la mano potete magari diventare tra le poche centinaia di persone al mondo che vivono di microstock <img src='http://difotoparlate.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> . Consiglio di sondare il terreno prima con le agenzie che non richiedono <em>un test di ingresso</em> come Dreamstime e Fotolia, quando cominciate a capire la filosofia microstock Vi potete dedicare ad iStock e Shutterstock, gli altri due big che però prevedono un test iniziale per l&#8217;accettazione. Una lista completa delle principali agenzie microstock è disponibile al seguente indirizzo: <a href="http://www.mystockphoto.org/stock-agencies/">http://www.mystockphoto.org/stock-agencies/</a></p>
<p style="text-align: justify;">Vi invito a visitare il blog <a href="http://www.mystockphoto.org/" target="_blank">www.mystockphoto.org</a> dove troverete anche una categoria di <a href="http://www.microstock.it/" target="_blank">post in Italiano</a> e informazioni utili sui siti e gli strumenti che possono essere d&#8217;ausilio all&#8217;attività.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>dFP: Grazie Roberto!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RM:</strong> Grazie a te per lo spazio concessomi!</p>
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		<title>Salviamo le nostre fotografie: Il Backup</title>
		<link>http://difotoparlate.com/blog/2010/02/03/salviamo-le-nostre-fotografie-il-backup/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 16:58:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Esp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Guide e Manuali]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[backup]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografie]]></category>
		<category><![CDATA[perdita dati]]></category>
		<category><![CDATA[salvataggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono sempre stato abbastanza avverso al rischio: su certe questioni preferisco avere le spalle coperte e tutelarmi preferendo evitare di &#8220;versare il latte&#8221; per poi piangere. Ricordo che tempo fa da qualche parte lessi una frase, un aforisma se vogliamo, che mi fece molto riflettere: &#8220;la differenza tra il fotografo analogico e quello digitale, consiste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono sempre stato abbastanza avverso al rischio: su certe questioni preferisco avere le spalle coperte e tutelarmi preferendo evitare di &#8220;versare il latte&#8221; per poi piangere.</p>
<p>Ricordo che tempo fa da qualche parte lessi una frase, un aforisma se vogliamo, che mi fece molto riflettere:<br />
<em><br />
&#8220;la differenza tra il fotografo analogico e quello digitale, consiste che quest&#8217;ultimo o ha già perso tutte le sue<br />
fotografie o le perderà&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Chi oggigiorno fotografa ancora usando negativi o diapositive, ovvero in analogico, nella maggioranza dei casi terrà i negativi nelle buste trasparenti o semitrasparenti in cui sono state infilate dallo sviluppatore e salvo qualche rara duplicazione, lì resteranno.<br />
Quasi sicuramente tali buste verranno inserite in una scatola di cartone e lasciata per anni in qualche mobile.<br />
Le diapositive invece, lasciate nei loro contenitori di plastica e anche loro in qualche armadio. E&#8217; questa la procedura ideale per il mantenimento di negativi o diapositive? Cosa può accadere per evitare di perderle?<br />
Senza prendere in considerazione un incendio, ovvero la situazione peggiore in assoluto, dove certamente le nostre fotografie hanno il valore minimo rispetto a quanto realmente si è perso, tale metodo può ritenersi comunque valido. L&#8217;importante è che negativi e diapositive siano conservati al buio, in una zona non troppo calda e possibilmente senza eccessivo contatto con l&#8217;aria.<br />
Vendono ottimi raccoglitori per negativi e diapositive, con plastiche contenenti acidi in bassa quantità e garantiti per evitare che con gli anni  i negativi si macchino o si velino ma sostanzialmente qui terminano le operazioni di salvaguardia per chi scatta in analogico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per chi scatta in digitale?<br />
I computer in generale sono oggetti poco affidabili. Gli hard disk che contengono le nostre fotografie ancora meno. Non c&#8217;è marca che tenga, è questione di tempo di utilizzo e di dati statistici. Prima o poi un hard disk si rompe. Con l&#8217;aggiunta che non sappiamo quando ciò accadrà. Potrebbe accadere dopo poche ore di vita, o dopo lunghi anni di onorato servizio. Ma prima o poi capiterà, dobbiamo farcene un&#8217;idea. Cosa possiamo fare dunque per evitare che le nostre fotografie vadano perse per sempre? Non pensiamo al fatto che esistono società di recupero dati, i costi che dovremmo sostenere vanno ben al di là di quanto spenderemmo usando tutti gli accorgimenti che andrò ad elencare contemporaneamente. Queste società sono costose perché il recupero dati da un Hard Disk guasto è un&#8217;operazione delicata e che va fatta in condizioni particolari (camere a tenuta stagna con apparati decisamente costosi). Lasciamo quindi il recupero dati ai grandi dirigenti di società importanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel nostro piccolo, la prima cosa che possiamo fare è acquistare un altro Hard Disk. I prezzi per GB ormai sono tanto bassi, che possiamo acquistare dischi da 1TB (1000 GB) a meno di 100 euro. Possiamo collegarlo al nostro computer e usarlo esclusivamente per copiarci (ho detto copiarci, non spostare) le nostre fotografie quotidianamente. Esistono moltissimi strumenti che lo possono fare in automatico, compiendo per noi la procedura di Backup. Se avete Mac, consiglio caldamente Time Machine: lo uso da anni e ormai mi dimentico di averlo. Time Machine ogni ora salva tutti i file che sente modificati dal mio hard disk principale, copiandoli in un hard disk dedicato collegato via USB. Per windows esistono tanti programmi, alcuni free, altri a pagamento, altri ancora integrati nel sistema operativo, come Backup di Microsoft integrato in Windows XP ad esempio.<br />
Però, perché c&#8217;è un però, anche in questo caso non siamo sicuri: se dovesse esserci uno sbalzo di corrente, non dimentichiamoci che l&#8217;hard disk di backup è alimentato tanto quanto l&#8217;Hard disk principale, in altri termini potrebbero rompersi entrambi contemporaneamente. E&#8217; sfiga lo so, ma è una possibilità. Per aumentare la sicurezza, potremmo collegare al computer e alimentare l&#8217;hard disk di backup solo quando dobbiamo fare un nuovo backup e, una volta terminato, possiamo spegnerlo, scollegarlo e metterlo in un armadio. Così facendo, il disco stesso si usurerebbe meno, allungandone la vita teorica. Già questa operazione consentirebbe una certa sicurezza, l&#8217;importante è ricordarsi di collegare il disco ogni volta è necessario fare un salvataggio dati.<br />
Un ulteriore livello di sicurezza, consiste nell&#8217;acquistare 2 hard disk di backup, uno usarlo costantemente, l&#8217;altro magari facendo un backup generale alla settimana, o al mese, e tenerlo in un luogo diverso dal primo. L&#8217;ideale sarebbe in un altro appartamento, a casa di familiari o in ufficio se possibile. Esistono infine servizi di backup online: a seguito di abbonamenti che generalmente sono a scadenza annuale, abbiamo uno spazio su server remoti che ci garantiscono sicurezza (le connessioni e in alcuni casi gli spazi su disco sono criptate, sono sistemi che a loro volta effettuano dei backup costanti) e spazi in abbondanza. Di contro però c&#8217;è il fatto che dobbiamo occupare la nostra banda per fare l&#8217;upload dei nostri dati su questi server, e quando abbiamo diversi GB di fotografie, i tempi per fare i backup salgono vorticosamente arrivando a impiegare anche settimane di connessione ininterrotta a internet (e ovviamente Mac/pc acceso) prima di terminare un backup.</p>
<p>Qualche riferimento:</p>
<p>Backup per Sistemi Mac:<br />
Time Machine, vivamente consigliato e incluso in OS-X</p>
<p>Backup per Sistemi Windows:<br />
Backup di Microsoft,<br />
<a href="http://www.acronis.it" target="_blank">Acronis True Image</a> (50€ circa),<br />
gli stessi programmi di backup spesso contenuti negli Hard Disk in vendita,<br />
<a href="http://www.educ.umu.se/~cobian/cobianbackup.htm" target="_blank">Cobian Backup</a> (free con donazione)<br />
E molti altri cercando con google &#8220;software backup&#8221;</p>
<p>Backup Online:<br />
<a href="http://www.carbonite.com/" target="_blank">Carbonite</a> (55$ circa all&#8217;anno, spazio illimitato)<br />
<a href="http://www.idrive.com/" target="_blank">IDrive</a> (15 $ mese circa per 500GB)<br />
E molti altri cercando con google: &#8220;backup online&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo visto, di soluzioni per tutelarci ce ne sono e non sono poche. Sono anche per tutte le tasche e per ogni livello di paranoia. La domanda che dobbiamo porci prima di pensare al costo di un Hard Disk o di un servizio di Backup online è: &#8220;quanto valgono per me le mie fotografie?&#8221; Se la risposta è &#8220;nulla&#8221; allora non serve spendere altri soldi. Ma se il valore è elevato, allora sicuramente vale la pena investire dei soldi per dormire sonni tranquilli.</p>
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