15 Aug
Intervista in bianco e nero.
La necessità del Bianco e Nero
Intervista di Davide Rossi al fotografo Giancarlo Avanzo.

Una delle serate del corso di fotografia creativa/tecniche di stampa antica . Dopo averci illustrato il procedimento che porta allo sviluppo dei rullini, alla stampa con provinatura e mascheratura, tutto condito da atmosfere da camera oscura e profumi di acidi di sviluppo e fissaggio, al nostro gruppo fotografico ci siamo chiesti: perché?
Perché, dato che il digitale e la postproduzione permettono di esprimersi in maniera molto completa stando comodamente seduti al pc o davanti a una reflex dove l’immagine da cestinare o quella buona appare immediatamete, sentiamo la necessità di “tecniche di stampa antiche”, e di capire la differenza tra un bianco e nero digitale e uno ottenuto in camera oscura?
“Il procedimento digitale e la camera oscura non ottengono lo stesso risultato poiché utilizzano linguaggi, e materiali, diversi e finalizzati a esaltare caratteristiche diverse della nostra immagine” spiega semplicemente Davide Rossi (www. Atelierdellafotografia.it) che ci ha traghettati come un vero caronte nel turbinio di stimoli fotografici e artistici di questo corso.
Abbiamo la fortuna di avere tra i nostri soci più affezionati Giancarlo Avanzo, vero cultore dello sviluppo in bianco e nero e riconosciuto artista polesano.
Giancarlo Avanzo si occupa di fotografìa da oltre venticinque anni.
Vive ad Adria (RO), nel cuore del Basso Polesine, a contatto con la Gente semplice del Delta.
Il paesaggio palesano è il suo tema preferito, con i suoi personaggi che si muovono lungo argini e strade, pronti a sparire, a non lasciare traccia, nel rispetto del grande fiume e del suo territorio.
Avanzo fotografa prevalentemente in b.e n. elaborando poi pazientemente e con abilità le immagini in camera oscura.
Ha ottenuto riconoscimenti in concorsi internazionali con patrocinio FLAP a Kerkrade (Olanda), Viareggio e Firenze (Italia), Macon e Reims (Francia), Algarve (Portogallo), Rovigno, Belgrado Hoba e Belgrado Sumice (ex Jugoslavia).
In Italia è stato premiato in concorsi a carattere nazionale con patrocinio FIAF a Cassano D’Adda, Firenze, Viareggio, Monzambano, Rieti, Rovigo, Arezzo, Osimo, Bologna. Moltissimi i premi ottenuti in altri concorsi nazionali e regionali.
Sue opere sono state pubblicate in riviste specializzate come l’Annuario FIAF (1989,’91,’94,’95,’96,’97,’98) e il Fotoamatore; il Photo Annual Kodak Canon (’95), il Manuale di Fotografia II Fotografo.
La copertina discografica di una incisione del Coro Soldanella di Adria porta sue immagini, come pure alcune guide turistico-commerciali.
Per questa sua intensa e valida attività la F.I.A.F (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) gli ha riconosciuto, anno 2000, il titolo di A.F.I. (Artista Fotografo Italiano).
Avanzo fotografa per passione, attratto dai corsi d’acqua e dai tramonti della sua terra, pronto a rendere nuovo ciò che nel tempo è immutabile.
Con un velo di tristezza,forse; ma con tanto amore.
Gianfranco Cordella (fiaf)
Davide, che fa del suo meglio per convincerci quanto sia importante il procedimento creativo che porta a stampare in casa i propri rullini, spiega come sia delicato l’equilibrio tra le variabili che si incontrano in questo procedimento: la scelta della carta, la cui emulsione di cloruro d’argento e gelatina può incidere sull’efficacia dei contrasti, quindi sul risultato finale, è una delle tante; la temperatura dei bagni, la fruibilità dei prodotti…sono tutti agenti che vanno considerati come importanti.
Davide: Quali sono i suoi soggetti preferiti e il modo in cui generalmente lavora?
Giancarlo: Preferisco i paesaggi del Delta, che si prestano per la loro semplictà e ritmicità ai bianchi e neri. Da trent’anni lavoro fondamentalmente con due ottiche: il 2 e il 135. La scelta dell’obiettivo corto, a mio parere, annulla le distanze date dallo zoom, fin troppo usato oggi giorno.
La scelta del “momento decisivo in cui scattare è prima di tutto mentale e tiene conto anche di fattori ambientali, come la presenza di nuvole.
Davide: Al momento dello scatto, cosa succede nella mente del fotografo analogico?
Giancarlo: La fotografia si forma nella testa dell’autore, tuttavia la scelta dello scatto è dettata soprattutto da una conoscenza approfondita del percorso che porterà al suo definitivo estrinsecarsi.
Davide: La foto nasce o viene interpretata in BN?
Giancarlo: La foto prende forma in bianco e nero nella nostra testa, dall’osservazione della realtà. La scelta dell’esposizione deriva dall’esperienza, se si impara ad osservare le condizioni di luce, pensado sempre al percorso che la foto farà in camera oscura, l’esposimetro arriva a diventare inutile.
La parte più soddisfacente del lavoro resta comunque lo scatto: è come un cacciatore che ha preso una lepre! In quel momento il fotografo ha già presente il risultato e le lavorazioni che vi applicherà in camera oscura.
La parte più pesante rimane la preparazione della camera oscura. Se non si ha uno spazio da lasciare predisposto diviene problematico, ma non impossibile, predisporre tutto.
Davide: Qualche consiglio veloce che darebbe a chi intende avvicinarsi alla camera oscura?
Giancarlo: 1) Pazienza. 2) Nessuna alta aspettativa. I primi risultati saranno comunque mediocri, grazie all’esperienza però miglioreranno. 3) controllo delle variabili come temperature, diaframma ecc.
Non demoralizzarsi nella pratica iniziale permette di identificare dettagli costanti sui quali fare affidamento: la carta, la soluzione di sviluppo, ecc
Riflettendo sulle parole di questi due grandi esperti di camera oscura e tecniche di sviluppo e stampa, mi chiedo se non sia anacronistico, nell’epoca del digitale, fermarsi a considerare questo procedimento un metodo espressivo. Sicuramente per molti lo è.
Per alcuni altri, tuttavia, il messaggio e il linguaggio con il quale lo si esprime sono indissolubilmente legati e la tecnica non rappresenta più una scelta di stile, ma semplicemente l’unico modo per esprimere se stessi.






















