
Foto di Cristina Visentin
Questa fotografia di Cristina Visentin mi ha colpito fin da subito.
Cristina l’ha scattata sul Garda ma potrebbe essere un posto qualunque, non vi sono infatti elementi che caratterizzano il luogo, non è stata scattata per mostrare il panorama o uno scorcio cittadino.
E’ una foto che trasmette emozioni, sensazioni e ci trasporta in due mondi, due realtà, la prima è dal punto di vista dell’uomo: osserva un panorama grigio, uniforme, attratto dalle evoluzioni degli uccelli.
Si sofferma parecchio, lo possiamo dire grazie al tempo relativamente lungo che ha permesso di fermare la persona ma non le ali dei gabbiani. Non si tratta quindi di una foto “al volo” dove il tempo viene immobilizzato da un veloce otturatore, ma di un sapiente studio su cosa si vuole trasmettere con la propria fotografia.
L’uomo ha quindi tempo da dedicare all’osservazione, si ferma mentre il tempo attorno a lui continua a scorrere (le ali dei gabbiani mosse) e sempre grazie al mosso degli uccelli e naturalmente alla posizione dell’uomo, non si tratta di un breve sguardo verso l’acqua, ma lui e il suo mondo si fermano a guardare.
Il secondo punto di vista è quello del fotografo: mettendoci nei suoi panni, ovvero da chi vive la scena dall’esterno, abbiamo di fronte un uomo, fermo, assorto nei suoi pensieri, vestito in modo classico che, grazie anche al bianco e nero, ci riporta indietro nel tempo di 50 anni. La scelta del bianco e nero in questo caso è stata una scelta più che giusta infatti oltre ad “invecchiare” lo scatto, crea un contrasto netto con il paesaggio e l’uomo che l’osserva, aiutando a separare queste due realtà e i relativi punti di vista e lettura.
Osserviamo un uomo con le mani dietro la schiena, in una posizione quasi di rassegnazione. Possiamo naturalmente solo immaginare i suoi pensieri, e mi piace credere che il volo dei gabbiani non sia il suo pensiero principale ma che vi sia altro nella sua testa; immagino solitudine, silenzio o semplice ammirazione.
La foto si conclude con l’ombra dell’uomo che esce dalla composizione sulla destra, quasi a indicare che per lui c’è ancora strada da percorrere.
Curioso infine come il cielo e la terra siano uniti dalla figura di quest’uomo scuro solo con i suoi pensieri.
Un interessante approfondimento: proviamo ad osservare
questo olio su tela di David Friedrich intitolato
“il viandante nel mare di nebbia” (olio su tela – 1818)
e questa fotografia scattata da Gianni Berengo Gardin a Venezia nel 1959
che somiglianze troviamo?
Un interessante approfondimento: proviamo ad osservare questo olio su tela di David Friedrich intitolato
“Viandante sul mare di nebbia” (olio su tela – 1818):

Viandante sul mare di nebbia
e questa fotografia scattata da Gianni Berengo Gardin a Venezia nel 1959

Gianni Berengo Gardin - Venezia 1959
che somiglianze troviamo?