E’ bene dirlo subito: proteggere le proprie fotografie pubblicate su internet dalla copia e da un uso non autorizzato è pura utopia.
Come una fotografia è pubblicata, automaticamente può venire salvata ed usata da terzi.
Cosa dunque possiamo fare? Cercare di limitare i danni e soprattutto poter provare di esserne i veri autori.
E’ bene precisare che rispetto alla fotografia analogica, col digitale non esiste il “negativo unico”. E’ anche vero che in analogico è possibile fotografare un negativo e riprodurlo per ottenerne un’altro sostanzialmente uguale, ma finché i negativi non vengono distribuiti/consegnati non ci sono problemi; così come nel digitale, finché il raw sta in casa nostra e non viene distribuito siamo tranquilli.
La differenza è che in mano abbiamo un negativo, un oggetto unico, palpabile, materico. Col digitale tutto è copiabile, distribuibile in tutto il mondo in una frazione di secondo.
Quando pubblichiamo una fotografia, se desideriamo cercare di evitarne l’utilizzo non autorizzato, o quantomeno scoraggiarlo, possiamo intraprendere alcune azioni piuttosto semplici.
La prima e più ovvia consiste nel mettere online una fotografia a bassa risoluzione riducendola a 72dpi e dimensioni intorno agli 800×600 per scoraggiarne la stampa.
L’utilizzo di watermark (come nella foto che segue) dice chiaramente chi sia l’autore della fotografia
ma l’uso del timbro clone in pochi minuti elimina questo semplice sistema.
E’ possibile quindi inserire un watermark più complesso e più grande, come quello che segue
Ma anche in questo caso, un uso paziente del timbro clone ne consente la rimozione.
Ma in caso di diatriba, come dimostrare che siamo noi i veri autori della fotografia e quindi detentori di ogni diritto a riguardo?
Anche qui ci sono diverse soluzioni che unite, consentono di dimostrare la paternità di una foto.
Il Raw anzitutto, come detto, è considerato un po’ il negativo della fotografia. Contiene molte più informazioni di quante non ne contenga un jpg. Per fare un confronto diretto, il raw contiene attualmente 12 bit di informazione per pixel, il jpg ne contiene 8. Mettendo in scala questi valori, possiamo dire che in una foto in jpg potremo avere una scala di valori da 0 a 255. Con il Raw invece da 0 a 4096. La differenza tra questi valori sono le informazioni che durante il salvataggio in jpg vengono perse (ma che non sono sempre significative).
Molte persone scattano direttamente in jpg, vuoi perché è più veloce, occupa meno spazio, non ha bisogno di post produzione (in teoria) e via dicendo. In questo caso non abbiamo un raw da tenere a casa. C’è chi consiglia di salvare le foto su un disco o una chiavetta, imbustarlo e spedirselo via Posta. Il timbro postale farà fede per la data (ovviamente non dovremo mai aprire la busta salvo che in caso di diatriba). Quando le nostre fotografie torneranno a casa, solo allora potremo pubblicarle e metterle online.
Questo ci garantisce di avere una copia “datata” prima che queste vengano rese pubbliche. E’ sicuramente un metodo valido ma che personalmente non utilizzo.
Come dicevo l’importante è essere in possesso di qualcosa che gli altri non hanno. Nel caso del raw avremo le informazioni che non vengono salvate nel jpg distribuito, nel caso del jpg originale invece, potremmo ritagliare un pezzo della fotografia e render pubblico solo la parte centrale (come la parte nel riquadro rosso):
Questo garantisce che ciò che circolerà su internet conterrà informazioni che non possono esser ricostruite da un utilizzatore e che in caso di diatriba, potremo fornire la foto completa, dimostrando il ritaglio.
Un altro metodo consiste nello scattare diverse fotografie dello stesso soggetto e tenerle da parte. Se dovremo dimostrare la paternità di uno scatto, le altre foto ci aiuteranno nell’intento.
E nel caso qualcuno voglia spacciare per propria la fotografia dell’esempio, sappia che l’ho in Raw, quella che vedete è un ritaglio, l’originale è a colori, ho diverse altre foto simili di prova e l’ho stampata su un libro