Foto scelte da dFP:

Proteggere le proprie fotografie su Internet

E’ bene dirlo subito: proteggere le proprie fotografie pubblicate su internet dalla copia e da un uso non autorizzato è pura utopia.
Come una fotografia è pubblicata, automaticamente può venire salvata ed usata da terzi.
Cosa dunque possiamo fare? Cercare di limitare i danni e soprattutto poter provare di esserne i veri autori.
E’ bene precisare che rispetto alla fotografia analogica, col digitale non esiste il “negativo unico”. E’ anche vero che in analogico è possibile fotografare un negativo e riprodurlo per ottenerne un’altro sostanzialmente uguale, ma finché i negativi non vengono distribuiti/consegnati non ci sono problemi; così come nel digitale, finché il raw sta in casa nostra e non viene distribuito siamo tranquilli.
La differenza è che in mano abbiamo un negativo, un oggetto unico, palpabile, materico. Col digitale tutto è copiabile, distribuibile in tutto il mondo in una frazione di secondo.
Quando pubblichiamo una fotografia, se desideriamo cercare di evitarne l’utilizzo non autorizzato, o quantomeno scoraggiarlo, possiamo intraprendere alcune azioni piuttosto semplici.
La prima e più ovvia consiste nel mettere online una fotografia a bassa risoluzione riducendola a 72dpi e dimensioni intorno agli 800×600 per scoraggiarne la stampa.
L’utilizzo di watermark (come nella foto che segue) dice chiaramente chi sia l’autore della fotografia
Fotografia con semplice Watermark
ma l’uso del timbro clone in pochi minuti elimina questo semplice sistema.
E’ possibile quindi inserire un watermark più complesso e più grande, come quello che segue
Fotografia con Watermark più invasivo
Ma anche in questo caso, un uso paziente del timbro clone ne consente la rimozione.
Ma in caso di diatriba, come dimostrare che siamo noi i veri autori della fotografia e quindi detentori di ogni diritto a riguardo?
Anche qui ci sono diverse soluzioni che unite, consentono di dimostrare la paternità di una foto.
Il Raw anzitutto, come detto, è considerato un po’ il negativo della fotografia. Contiene molte più informazioni di quante non ne contenga un jpg. Per fare un confronto diretto, il raw contiene attualmente 12 bit di informazione per pixel, il jpg ne contiene 8. Mettendo in scala questi valori, possiamo dire che in una foto in jpg potremo avere una scala di valori da 0 a 255. Con il Raw invece da 0 a 4096. La differenza tra questi valori sono le informazioni che durante il salvataggio in jpg vengono perse (ma che non sono sempre significative).
Molte persone scattano direttamente in jpg, vuoi perché è più veloce, occupa meno spazio, non ha bisogno di post produzione (in teoria) e via dicendo. In questo caso non abbiamo un raw da tenere a casa. C’è chi consiglia di salvare le foto su un disco o una chiavetta, imbustarlo e spedirselo via Posta. Il timbro postale farà fede per la data (ovviamente non dovremo mai aprire la busta salvo che in caso di diatriba). Quando le nostre fotografie torneranno a casa, solo allora potremo pubblicarle e metterle online.
Questo ci garantisce di avere una copia “datata” prima che queste vengano rese pubbliche. E’ sicuramente un metodo valido ma che personalmente non utilizzo.
Come dicevo l’importante è essere in possesso di qualcosa che gli altri non hanno. Nel caso del raw avremo le informazioni che non vengono salvate nel jpg distribuito, nel caso del jpg originale invece, potremmo ritagliare un pezzo della fotografia e render pubblico solo la parte centrale (come la parte nel riquadro rosso):
Ritaglio di una immagine
Questo garantisce che ciò che circolerà su internet conterrà informazioni che non possono esser ricostruite da un utilizzatore e che in caso di diatriba, potremo fornire la foto completa, dimostrando il ritaglio.
Un altro metodo consiste nello scattare diverse fotografie dello stesso soggetto e tenerle da parte. Se dovremo dimostrare la paternità di uno scatto, le altre foto ci aiuteranno nell’intento.

E nel caso qualcuno voglia spacciare per propria la fotografia dell’esempio, sappia che l’ho in Raw, quella che vedete è un ritaglio, l’originale è a colori, ho diverse altre foto simili di prova e l’ho stampata su un libro :)

Trasportare l’attrezzatura

Arriva l’estate, arrivano le giornate dedicate alla fotografia e ai viaggi per le meritate ferie o vacanze.
Uno degli interrogativi maggiori è quello del trasporto dell’attrezzatura. Se facciamo parte di quei fotoamatori “evoluti” o professionisti, è facile che il nostro armadio sia colmo di filtri, lenti, ottiche, batterie, un paio di corpi macchina magari, prolunghe, flash e materiale vario.
Se invece facciamo parte di quelle persone che si stanno avvicinando al mondo della fotografia, avremo un corpo macchina e magari uno solo o due obiettivi. La domanda però è sempre la stessa… come trasportare in sicurezza il nostro materiale?
In vendita ci sono svariate soluzioni e un numero non ben precisato di marche alcune delle quali molto famose (e costose). Dalla mia esperienza e vi assicuro che di borse ne ho provate davvero tante, perché per me le borse, zaini o monospalla sono come le scarpe per le donne.. non sono mai abbastanza :D le borse e le marche bene o male si equivalgono. Alcune, a parità di dimensioni e capacità costano nettamente di più. La domanda è la solita: ne vale la pena? Non parlo naturalmente di borse specifiche dedicate alle condizioni climatiche estreme, quelle le lascio a chi davvero ne ha bisogno e a chi pensa siano indispensabili (le stesse persone che cercano i corpi tropicalizzati perché temono due gocce di pioggia). Cominciamo con il distinguere le tipologie:

Zaini

Gli zaini sono senz’altro i più comodi per chi deve muoversi molto a piedi. Il consiglio per chi deve acquistarne uno è quello di prenderlo sempre più grande di quanto sia realmente necessario: lo spazio “vuoto” tornerà comodissimo per un paio di panini, una bottiglia d’acqua, una giacca antivento e qualunque altro oggetto o materiale si voglia trasportare. Gli zaini hanno lo svantaggio di doverli sfilare per mettere via qualcosa o per cambiare ottica. Affiancare un marsupio capiente o una sacca da cintura ci consente di cambiare ottica senza dover toglierci lo zaino (o chiedere a qualcuno di farlo). Gli spallacci devono essere spessi e molto imbottiti. In molti casi gli zaini sono tanto capienti da contenere senza problemi anche 10kg di attrezzatura, ma se hanno spallacci sottili e poco imbottiti, ci “taglieranno” le spalle ben presto. La cintura in vita va sempre allacciata: allevia il peso delle spalle caricandolo sul bacino e mantiene lo zaino ben saldo alla schiena senza dondolii fastidiosi.
Il laccetto per il petto, torna comodo per fissare la fotocamera che abbiamo al collo: quando giro con lo zaino e un’ottica lunga collegata alla reflex, l’ottica la fisso con dei lacci elastici ad una spalla o alla cinghia per il petto. Si evitano i continui e a lungo andare fastidiosi dondolii del corpo macchina e ci consente di tenere le mani libere.
Lo zaino non deve esser necessariamente fotografico: un normalissimo zaino da trekking va benissimo: le ottiche potremo tenerle dentro custodie appositamente realizzate (magari usando quella gomma dei tappetini da palestra) o le custodie originali (ad esempio quelle vendute insieme agli obiettivi Sigma). Per accessori vari, si possono usare le tasche laterali o inserire il tutto in una busta a tenuta stagna per ulteriore sicurezza. Avremo la comodità di un vero zaino con schienale areato, spallacci nati per l’uso intensivo una completa “trasparenza” (non sembra uno zaino fotografico) e un costo decisamente inferiore rispetto agli zaini fotografici.

Borse corredo

Sono le classiche borse da spalla “vecchio stile” . Hanno l’innegabile vantaggio dell’immediatezza: in qualunque momento e in autonomia potremo cambiare ottica, prendere o mettere via accessori. Il lato negativo è che il peso è tutto concentrato su una spalla, sopportabile per carichi leggeri o brevi passeggiate, ma che diventa insopportabile al crescere del peso della borsa e della durata dell’uscita fotografica.
A me queste borse piacciono moltissimo proprio per la loro praticità e immediatezza, e una borsa di medie dimensioni come quella che uso io, ovvero capace di trasportare un corpo macchina e due o tre ottiche è più che sufficiente per passeggiate giornaliere o semplici uscite. Contando poi che il corpo macchina lo tengo al collo, alla fine la borsa contiene giusto un paio di ottiche e un po’ di materiale vario, come esposimetro, set per la pulizia delle lenti, qualche scheda aggiuntiva, un cartoncino grigio neutro…

Monospalla

I monospalla sono “l’ultima generazione” di zaini. Hanno il vantaggio di avere il peso sulle spalle, una discreta velocità (è sufficiente farli ruotare davanti per avere accesso alle tasche e al contenuto ma le dimensioni sono spesso limitate e paragonabili a quelle di una borsa corredo di medie dimensioni.

Considerazioni

Quando prendiamo in considerazione l’acquisto di una borsa o zaino per la nostra attrezzatura, dovremo valutare diversi fattori:
Capacità:
E’ importante che lo spazio a disposizione sia più che sufficiente per ciò che dobbiamo inserire. Il materiale non deve essere inserito a forza, ma deve entrare comodamente. Non facciamoci ingannare dalle dimensioni esterne delle borse, ma prendiamo in considerazione sempre e solamente quelle interne
Disposizione degli scomparti:
In alcuni casi, gli scomparti non sono personalizzabili, cosa che invece reputo molto importante. Avere la possibilità di modificare la forma degli scomparti grazie a divisori dotati di velcro, consente di personalizzare l’interno e ottimizzare di conseguenza lo spazio utilizzato.
Impermeabilizzazione:
Tutte le borse fotografiche e tutti gli zaini sono impermeabili; il materiale usato è nella stragrande maggioranza dei casi nylon balistico, molto robusto e resistente e naturalmente impermeabile. Alcune marche addirittura dotano gli zaini e le borse di protezioni aggiuntive (alcuni rendono addirittura gli zaini impermeabili e galleggianti) che sono sicuramente gradite ma non ritengo siano un fattore fondamentale per la scelta.
Per mantenere viva l’impermeabilizzazione è sufficiente acquistare quelle bombolette spray per impermeabilizzare le tende o le scarpe. Una o due spruzzate all’anno (soprattutto sulle cuciture) sono sufficienti.
Cinghie:
Sia le borse pronto che gli zaini devono avere cinghie per il trasporto robuste e imbottite (meglio ancora se antiscivolo). Sarebbe davvero ridicolo spendere tanti soldi per l’attrezzatura e affidarla ad un gancio della cinghia di trasporto di plastica o che ci ispira poca fiducia. (ma non fidarsi ciecamente nemmeno di quelle di metallo, parlo per esperienza)
Tasche a cerniera:
Trovo siano fondamentali: qualunque borsa o zaino deve avere delle tasche dotate di cerniera a zip: ci assicura di mantenere al sicuro il contenuto anche in caso di ribaltamento.

Consigli generali:
Abituiamoci a riempire la nostra borsa o zaino secondo sempre la solita logica:  usare lo stesso metodo ci consente di imparare la posizione degli oggetti nelle relative tasche e di velocizzare molto l’intervento (immaginiamo di dover recuperare al volo una batteria di emergenza, piuttosto che una scheda di memoria)

Valutiamo bene cosa trasportiamo perché saremo noi a trasportarlo. Un tempo mi caricavo come un mulo… ora valuto con attenzione cosa andrò a fotografare e mi comporto di conseguenza.

Portiamo sempre con noi un kit di pulizia: il mio kit da cui non mi separo mai è composto da due salviettine per pulire gli occhiali, un pennellino morbido per lenti, un pennellino con setole leggermente più rigide, uno spray per gli occhiali (che va benissimo anche per le lenti) il tutto dentro un sacchettino di plastica Cuki Gelo impermeabile.

Consigli anti-furto

Quando viaggiamo abituiamoci ad essere e comportarci in maniera trasparente: la borsa fotografica è sempre uno specchietto per le allodole per ladri e malintenzionati. Meno ci mostriamo fotografi più invisibili saremo, più siamo invisibili più riusciremo a fotografare l’ambiente così come ci circonda (pensiamo a Cartier Bresson).
Se ci spostiamo con l’auto, teniamo la borsa fotografica in terra, dietro il sedile del guidatore e non sul sedile. Se dobbiamo proprio appoggiarla sul sedile, leghiamola con la cintura di sicurezza: eviterà lo scippo al volo con rottura del finestrino dal motorino di turno mentre siamo fermi al semaforo.
Se dobbiamo per forza lasciare il corredo in auto, inseriamolo nel bagagliaio prima di giungere a destinazione. Mai, e ripeto Mai posteggiare l’auto, scendere con la borsa fotografica, metterla nel bagagliaio, chiudere l’auto e andarcene. E’ la prima regola da imparare a memoria. Se sappiamo che dovremo “abbandonare” la nostra attrezzatura fermiamoci prima di giungere a destinazione in una piazzola di sosta e spostiamola prima di posteggiare.
Se ci fermiamo a bere in un locale, prendiamo l’abitudine di sederci infilando una gamba della sedia nella cinghia o in uno spallaccio della zaino: eviterà il furto mentre siamo distratti.
Togliamo l’etichetta della marca dallo zaino o dalla borsa: è inutile avere uno zaino tutto nero che pare un normalissimo zainetto e poi avere un logo “Tamrac” in bella mostra.
Non dimentichiamoci che se ci vestiamo e sembriamo dei professionisti, sarà più difficile ottenere foto dalla gente comune che non come semplici “turisti”.

Guardare e Vedere

Voglio riproporre qui una riflessione scritta qualche tempo fa, in vista di prossimi aggiornamenti e ulteriori suggerimenti

Fare fotografia significa cogliere un istante e fermarlo “per sempre”.
Come e quale istante cogliere è il compito del fotografo, un compito spesso difficile che necessita di capacità tecniche (saper usare una fotocamera) e soprattutto “avere occhio”.
Non basta limitarsi a guardare in giro, occorre sapere come guardare, cosa guardare: occorre imparare a vedere (e come in tutte le cose, un pizzico di fortuna).

guardare
Volgere lo sguardo su qualcuno o qualcosa con l’intenzione di vedere

Il primo passo per poter vedere il mondo con occhi diversi, consiste nel riuscire a liberare la mente dai pensieri e vicissitudini che circondano il nostro quotidiano.
Pensare al lavoro, ai figli, alla casa, non aiuta a concentrarsi su ciò che si sta guardando per andare oltre, per permetterci di vedere.
Occorre quindi imparare a concentrarsi, a rilassarsi e lasciarsi andare alle emozioni, a vivere come bambini, che se vedono il nonno librarsi nell’aria gridano meravigliati: “il nonno volaaa!!!” e non corrono a chiamare il CICAP o un’esorcista.

Il mondo in cui viviamo certo non aiuta la concentrazione, siamo costantemente circondati da messaggi pubblicitari, frenesia, televisioni accese, telefonini super tecnologici, rumori, stereo ad alto volume, auto e moto che sfrecciano a velocità folli; tutti intenti ad arrivare “prima”.
Gli uomini in questo sono leggermente avvantaggiati: hanno la vista a tunnel (a quanti è capitato di guardare in frigorifero alla ricerca disperata dello yogurt senza vederlo?) e l’incapacità di fare più cose contemporaneamente (a quanti è capitato di abbassare lo stereo in macchina quando si sta cercando una via o un numero civico?).
La vista a tunnel permette di concentrarci su singoli soggetti senza esser influenzati dalle distrazioni (e facilita la concentrazione alla guida). Il fatto di non sapere fare più cose contemporaneamente (salvo certo casi rari ma presenti) ci permette o di passare ore a rimuginare o di dedicarci interamente a ciò che stiamo facendo senza accorgerci che il bagno si sta allagando.
La vista femminile invece è più grandangolare, frutto di esperienza secolare nel badare alla casa e seguire i figli contemporaneamente. Permette di scorgere particolari che noi uomini spesso trascuriamo (come trovare lo yogurt nel frigorifero prima ancora che lo sportello sia completamente aperto e a beccarci al volo quando guardiamo le curve della bionda che incrociamo quando siamo in loro compagnia)
Un altro fattore che non ci aiuta a vedere, sono le etichette. Etichettiamo il mondo intero. Se pensiamo al celeberrimo gioco del Lego, tutti immediatamente pensano ai mattoncini colorati. Ma quanti sanno esattamente come sono fatti, oppure associano al Lego una costruzione anziché il singolo mattoncino? Noi cataloghiamo qualunque cosa, per sopravvivere dobbiamo dare un nome ad ogni singolo oggetto che ci circonda.
Se pensiamo ad un foglio A4, tutti lo immaginiamo bianco e vuoto. Si ma quale bianco? e perché proprio vuoto? In quanti hanno pensato ad una lettera ricevuta o ad un foglio pasticciato dal figlio?
Per vedere, occorre conoscere una cosa, dimenticarsene e riscoprirla. Averla tra le mani, osservarla da altre angolazioni, altra luce, avvicinarla tanto da sfuocarla od osservarla con gli occhi socchiusi, ci aiuta a vederla davvero e ogni volta cercando qualcosa che sia differente dalla nostra immagine mentale che abbiamo di quell’oggetto, salvato nel nostro cervello tramite un’etichetta: il nome.
A tal proposito Monet, il celebre pittore impressionista disse:
per imparare a vedere, dobbiamo dimenticarci il nome delle cose che stiamo guardando
Ci sono momenti in cui siamo in grado di vedere automaticamente: a quanti è capitato di restare assenti da casa per un lungo periodo, e quando si torna, per qualche istante, osserviamo la nostra abitazione con occhi diversi, come se fosse sconosciuta. Abbiamo perso la familiarità che avevamo con essa e siamo tornati ad osservarne i particolari, a vedere gli oggetti, i soprammobili che magari sono in quella posizione da mesi, anni, e che non avevamo “mai visto”.
Viaggiare, visitare posti nuovi ci aiuta a scoprire cose nuove; spesso portiamo a casa le foto migliori proprio quando siamo lontani dal nostro quotidiano.
Ci siamo mai domandati il perché?
L’abilità di vedere, non deve aumentare con la distanza da casa nostra: se non riusciamo a vedere seriamente da casa, come pensiamo di poterlo fare in maniera approfondita quando ne siamo lontani?

La fotocamra, il mezzo che usiamo per fermare l’istante, non ci aiuta nel vedere: è oggettiva, non soggettiva. Se noi notiamo un particolare, la fotocamera lo registrerà nel suo insieme che potrà apparire scialbo e senza significato.
Il primo passo in questo caso è la padronanza del mezzo: occorre sapere usare la propria fotocamera e per saperla usare intendo sapere come fare per ottenere quello che stiamo osservando come lo stiamo vedendo noi.

…continua

Salviamo le nostre fotografie: Il Backup

Sono sempre stato abbastanza avverso al rischio: su certe questioni preferisco avere le spalle coperte e tutelarmi preferendo evitare di “versare il latte” per poi piangere.

Ricordo che tempo fa da qualche parte lessi una frase, un aforisma se vogliamo, che mi fece molto riflettere:

“la differenza tra il fotografo analogico e quello digitale, consiste che quest’ultimo o ha già perso tutte le sue
fotografie o le perderà”.

Chi oggigiorno fotografa ancora usando negativi o diapositive, ovvero in analogico, nella maggioranza dei casi terrà i negativi nelle buste trasparenti o semitrasparenti in cui sono state infilate dallo sviluppatore e salvo qualche rara duplicazione, lì resteranno.
Quasi sicuramente tali buste verranno inserite in una scatola di cartone e lasciata per anni in qualche mobile.
Le diapositive invece, lasciate nei loro contenitori di plastica e anche loro in qualche armadio. E’ questa la procedura ideale per il mantenimento di negativi o diapositive? Cosa può accadere per evitare di perderle?
Senza prendere in considerazione un incendio, ovvero la situazione peggiore in assoluto, dove certamente le nostre fotografie hanno il valore minimo rispetto a quanto realmente si è perso, tale metodo può ritenersi comunque valido. L’importante è che negativi e diapositive siano conservati al buio, in una zona non troppo calda e possibilmente senza eccessivo contatto con l’aria.
Vendono ottimi raccoglitori per negativi e diapositive, con plastiche contenenti acidi in bassa quantità e garantiti per evitare che con gli anni  i negativi si macchino o si velino ma sostanzialmente qui terminano le operazioni di salvaguardia per chi scatta in analogico.

Ma per chi scatta in digitale?
I computer in generale sono oggetti poco affidabili. Gli hard disk che contengono le nostre fotografie ancora meno. Non c’è marca che tenga, è questione di tempo di utilizzo e di dati statistici. Prima o poi un hard disk si rompe. Con l’aggiunta che non sappiamo quando ciò accadrà. Potrebbe accadere dopo poche ore di vita, o dopo lunghi anni di onorato servizio. Ma prima o poi capiterà, dobbiamo farcene un’idea. Cosa possiamo fare dunque per evitare che le nostre fotografie vadano perse per sempre? Non pensiamo al fatto che esistono società di recupero dati, i costi che dovremmo sostenere vanno ben al di là di quanto spenderemmo usando tutti gli accorgimenti che andrò ad elencare contemporaneamente. Queste società sono costose perché il recupero dati da un Hard Disk guasto è un’operazione delicata e che va fatta in condizioni particolari (camere a tenuta stagna con apparati decisamente costosi). Lasciamo quindi il recupero dati ai grandi dirigenti di società importanti.

Nel nostro piccolo, la prima cosa che possiamo fare è acquistare un altro Hard Disk. I prezzi per GB ormai sono tanto bassi, che possiamo acquistare dischi da 1TB (1000 GB) a meno di 100 euro. Possiamo collegarlo al nostro computer e usarlo esclusivamente per copiarci (ho detto copiarci, non spostare) le nostre fotografie quotidianamente. Esistono moltissimi strumenti che lo possono fare in automatico, compiendo per noi la procedura di Backup. Se avete Mac, consiglio caldamente Time Machine: lo uso da anni e ormai mi dimentico di averlo. Time Machine ogni ora salva tutti i file che sente modificati dal mio hard disk principale, copiandoli in un hard disk dedicato collegato via USB. Per windows esistono tanti programmi, alcuni free, altri a pagamento, altri ancora integrati nel sistema operativo, come Backup di Microsoft integrato in Windows XP ad esempio.
Però, perché c’è un però, anche in questo caso non siamo sicuri: se dovesse esserci uno sbalzo di corrente, non dimentichiamoci che l’hard disk di backup è alimentato tanto quanto l’Hard disk principale, in altri termini potrebbero rompersi entrambi contemporaneamente. E’ sfiga lo so, ma è una possibilità. Per aumentare la sicurezza, potremmo collegare al computer e alimentare l’hard disk di backup solo quando dobbiamo fare un nuovo backup e, una volta terminato, possiamo spegnerlo, scollegarlo e metterlo in un armadio. Così facendo, il disco stesso si usurerebbe meno, allungandone la vita teorica. Già questa operazione consentirebbe una certa sicurezza, l’importante è ricordarsi di collegare il disco ogni volta è necessario fare un salvataggio dati.
Un ulteriore livello di sicurezza, consiste nell’acquistare 2 hard disk di backup, uno usarlo costantemente, l’altro magari facendo un backup generale alla settimana, o al mese, e tenerlo in un luogo diverso dal primo. L’ideale sarebbe in un altro appartamento, a casa di familiari o in ufficio se possibile. Esistono infine servizi di backup online: a seguito di abbonamenti che generalmente sono a scadenza annuale, abbiamo uno spazio su server remoti che ci garantiscono sicurezza (le connessioni e in alcuni casi gli spazi su disco sono criptate, sono sistemi che a loro volta effettuano dei backup costanti) e spazi in abbondanza. Di contro però c’è il fatto che dobbiamo occupare la nostra banda per fare l’upload dei nostri dati su questi server, e quando abbiamo diversi GB di fotografie, i tempi per fare i backup salgono vorticosamente arrivando a impiegare anche settimane di connessione ininterrotta a internet (e ovviamente Mac/pc acceso) prima di terminare un backup.

Qualche riferimento:

Backup per Sistemi Mac:
Time Machine, vivamente consigliato e incluso in OS-X

Backup per Sistemi Windows:
Backup di Microsoft,
Acronis True Image (50€ circa),
gli stessi programmi di backup spesso contenuti negli Hard Disk in vendita,
Cobian Backup (free con donazione)
E molti altri cercando con google “software backup”

Backup Online:
Carbonite (55$ circa all’anno, spazio illimitato)
IDrive (15 $ mese circa per 500GB)
E molti altri cercando con google: “backup online”

Come abbiamo visto, di soluzioni per tutelarci ce ne sono e non sono poche. Sono anche per tutte le tasche e per ogni livello di paranoia. La domanda che dobbiamo porci prima di pensare al costo di un Hard Disk o di un servizio di Backup online è: “quanto valgono per me le mie fotografie?” Se la risposta è “nulla” allora non serve spendere altri soldi. Ma se il valore è elevato, allora sicuramente vale la pena investire dei soldi per dormire sonni tranquilli.