Foto scelte da dFP:

Luce e Cervello. Il resto non conta.

Tutti i fotografi dovrebbero saperlo, la luce in fotografia è la Vita. L’unica cosa che permette di fare una foto è la luce, senza di essa non esisterebbe la fotografia.
Il Fotografo è il secondo elemento fondamentale della “catena” che porta ad una buona foto; tutto il resto conta veramente poco, non importa avere la reflex ultimo modello o le ottiche più costose e lussuose, se il fotografo non sa leggere la luce non otterrà nulla di spettacolare. Come diceva John Hedgecoe: “Attrezzatura e tecnica sono solo l’inizio. È il fotografo che conta più di tutto”.
Molti purtroppo non sono convinti di questo, o dicono di esserlo, ma poi si ostinano a spendere soldi per l’ultima reflex, quella col maggior controllo del rumore, la migliore raffica, l’ottica più luminosa, quella tropicalizzata…

Se qualcuno ancora non fosse convinto di ciò, consiglio di guardare il video che segue, realizzato da fotografi professionisti, che dimostrano come la Luce e il saperla gestire siano le cose davvero importanti nella fotografia.
Il Video è in inglese, ma quanto accade è molto chiaro anche per quelle persone che non masticano molto bene tale lingua

" /> " type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="355">
The iPhone Fashion Shoot

Sul loro sito inoltre è possibile osservare e valutare gli scatti realizzati con il “telefono”.

http://fstoppers.com/iphone/

Proteggere le proprie fotografie su Internet

E’ bene dirlo subito: proteggere le proprie fotografie pubblicate su internet dalla copia e da un uso non autorizzato è pura utopia.
Come una fotografia è pubblicata, automaticamente può venire salvata ed usata da terzi.
Cosa dunque possiamo fare? Cercare di limitare i danni e soprattutto poter provare di esserne i veri autori.
E’ bene precisare che rispetto alla fotografia analogica, col digitale non esiste il “negativo unico”. E’ anche vero che in analogico è possibile fotografare un negativo e riprodurlo per ottenerne un’altro sostanzialmente uguale, ma finché i negativi non vengono distribuiti/consegnati non ci sono problemi; così come nel digitale, finché il raw sta in casa nostra e non viene distribuito siamo tranquilli.
La differenza è che in mano abbiamo un negativo, un oggetto unico, palpabile, materico. Col digitale tutto è copiabile, distribuibile in tutto il mondo in una frazione di secondo.
Quando pubblichiamo una fotografia, se desideriamo cercare di evitarne l’utilizzo non autorizzato, o quantomeno scoraggiarlo, possiamo intraprendere alcune azioni piuttosto semplici.
La prima e più ovvia consiste nel mettere online una fotografia a bassa risoluzione riducendola a 72dpi e dimensioni intorno agli 800×600 per scoraggiarne la stampa.
L’utilizzo di watermark (come nella foto che segue) dice chiaramente chi sia l’autore della fotografia
Fotografia con semplice Watermark
ma l’uso del timbro clone in pochi minuti elimina questo semplice sistema.
E’ possibile quindi inserire un watermark più complesso e più grande, come quello che segue
Fotografia con Watermark più invasivo
Ma anche in questo caso, un uso paziente del timbro clone ne consente la rimozione.
Ma in caso di diatriba, come dimostrare che siamo noi i veri autori della fotografia e quindi detentori di ogni diritto a riguardo?
Anche qui ci sono diverse soluzioni che unite, consentono di dimostrare la paternità di una foto.
Il Raw anzitutto, come detto, è considerato un po’ il negativo della fotografia. Contiene molte più informazioni di quante non ne contenga un jpg. Per fare un confronto diretto, il raw contiene attualmente 12 bit di informazione per pixel, il jpg ne contiene 8. Mettendo in scala questi valori, possiamo dire che in una foto in jpg potremo avere una scala di valori da 0 a 255. Con il Raw invece da 0 a 4096. La differenza tra questi valori sono le informazioni che durante il salvataggio in jpg vengono perse (ma che non sono sempre significative).
Molte persone scattano direttamente in jpg, vuoi perché è più veloce, occupa meno spazio, non ha bisogno di post produzione (in teoria) e via dicendo. In questo caso non abbiamo un raw da tenere a casa. C’è chi consiglia di salvare le foto su un disco o una chiavetta, imbustarlo e spedirselo via Posta. Il timbro postale farà fede per la data (ovviamente non dovremo mai aprire la busta salvo che in caso di diatriba). Quando le nostre fotografie torneranno a casa, solo allora potremo pubblicarle e metterle online.
Questo ci garantisce di avere una copia “datata” prima che queste vengano rese pubbliche. E’ sicuramente un metodo valido ma che personalmente non utilizzo.
Come dicevo l’importante è essere in possesso di qualcosa che gli altri non hanno. Nel caso del raw avremo le informazioni che non vengono salvate nel jpg distribuito, nel caso del jpg originale invece, potremmo ritagliare un pezzo della fotografia e render pubblico solo la parte centrale (come la parte nel riquadro rosso):
Ritaglio di una immagine
Questo garantisce che ciò che circolerà su internet conterrà informazioni che non possono esser ricostruite da un utilizzatore e che in caso di diatriba, potremo fornire la foto completa, dimostrando il ritaglio.
Un altro metodo consiste nello scattare diverse fotografie dello stesso soggetto e tenerle da parte. Se dovremo dimostrare la paternità di uno scatto, le altre foto ci aiuteranno nell’intento.

E nel caso qualcuno voglia spacciare per propria la fotografia dell’esempio, sappia che l’ho in Raw, quella che vedete è un ritaglio, l’originale è a colori, ho diverse altre foto simili di prova e l’ho stampata su un libro :)

Stanley Kubrick a Milano

Autoritratto di Stanley Kubrick

Non sono molte le persone che amano i film di Stanley Kubrick. Ma pochi sanno che l’autore di capolavori come 2001 Odissea nello Spazio, Shining, Arancia Meccanica è stato anche un fotografo. Anzi, è stato anzitutto un fotografo.

La sua carriera artistica è iniziata proprio come fotoreporter, quando a soli 17 anni, collaborava con la rivista “Look”.
Le sue fotografie mostravano l’America del dopo guerra, un’America sognatrice, povera, musicale, violenta…

Molti di questi scatti sono in mostra a Milano, presso il Palazzo della Ragione fino al 4 luglio.

Altre info:

Stanley Kubrick
Fotografo
1945-1950
Milano – Palazzo della Ragione (Piazza Dei Mercanti 1)

Il sito dell’evento: http://www.mostrakubrick.it/

Guardare e Vedere

Voglio riproporre qui una riflessione scritta qualche tempo fa, in vista di prossimi aggiornamenti e ulteriori suggerimenti

Fare fotografia significa cogliere un istante e fermarlo “per sempre”.
Come e quale istante cogliere è il compito del fotografo, un compito spesso difficile che necessita di capacità tecniche (saper usare una fotocamera) e soprattutto “avere occhio”.
Non basta limitarsi a guardare in giro, occorre sapere come guardare, cosa guardare: occorre imparare a vedere (e come in tutte le cose, un pizzico di fortuna).

guardare
Volgere lo sguardo su qualcuno o qualcosa con l’intenzione di vedere

Il primo passo per poter vedere il mondo con occhi diversi, consiste nel riuscire a liberare la mente dai pensieri e vicissitudini che circondano il nostro quotidiano.
Pensare al lavoro, ai figli, alla casa, non aiuta a concentrarsi su ciò che si sta guardando per andare oltre, per permetterci di vedere.
Occorre quindi imparare a concentrarsi, a rilassarsi e lasciarsi andare alle emozioni, a vivere come bambini, che se vedono il nonno librarsi nell’aria gridano meravigliati: “il nonno volaaa!!!” e non corrono a chiamare il CICAP o un’esorcista.

Il mondo in cui viviamo certo non aiuta la concentrazione, siamo costantemente circondati da messaggi pubblicitari, frenesia, televisioni accese, telefonini super tecnologici, rumori, stereo ad alto volume, auto e moto che sfrecciano a velocità folli; tutti intenti ad arrivare “prima”.
Gli uomini in questo sono leggermente avvantaggiati: hanno la vista a tunnel (a quanti è capitato di guardare in frigorifero alla ricerca disperata dello yogurt senza vederlo?) e l’incapacità di fare più cose contemporaneamente (a quanti è capitato di abbassare lo stereo in macchina quando si sta cercando una via o un numero civico?).
La vista a tunnel permette di concentrarci su singoli soggetti senza esser influenzati dalle distrazioni (e facilita la concentrazione alla guida). Il fatto di non sapere fare più cose contemporaneamente (salvo certo casi rari ma presenti) ci permette o di passare ore a rimuginare o di dedicarci interamente a ciò che stiamo facendo senza accorgerci che il bagno si sta allagando.
La vista femminile invece è più grandangolare, frutto di esperienza secolare nel badare alla casa e seguire i figli contemporaneamente. Permette di scorgere particolari che noi uomini spesso trascuriamo (come trovare lo yogurt nel frigorifero prima ancora che lo sportello sia completamente aperto e a beccarci al volo quando guardiamo le curve della bionda che incrociamo quando siamo in loro compagnia)
Un altro fattore che non ci aiuta a vedere, sono le etichette. Etichettiamo il mondo intero. Se pensiamo al celeberrimo gioco del Lego, tutti immediatamente pensano ai mattoncini colorati. Ma quanti sanno esattamente come sono fatti, oppure associano al Lego una costruzione anziché il singolo mattoncino? Noi cataloghiamo qualunque cosa, per sopravvivere dobbiamo dare un nome ad ogni singolo oggetto che ci circonda.
Se pensiamo ad un foglio A4, tutti lo immaginiamo bianco e vuoto. Si ma quale bianco? e perché proprio vuoto? In quanti hanno pensato ad una lettera ricevuta o ad un foglio pasticciato dal figlio?
Per vedere, occorre conoscere una cosa, dimenticarsene e riscoprirla. Averla tra le mani, osservarla da altre angolazioni, altra luce, avvicinarla tanto da sfuocarla od osservarla con gli occhi socchiusi, ci aiuta a vederla davvero e ogni volta cercando qualcosa che sia differente dalla nostra immagine mentale che abbiamo di quell’oggetto, salvato nel nostro cervello tramite un’etichetta: il nome.
A tal proposito Monet, il celebre pittore impressionista disse:
per imparare a vedere, dobbiamo dimenticarci il nome delle cose che stiamo guardando
Ci sono momenti in cui siamo in grado di vedere automaticamente: a quanti è capitato di restare assenti da casa per un lungo periodo, e quando si torna, per qualche istante, osserviamo la nostra abitazione con occhi diversi, come se fosse sconosciuta. Abbiamo perso la familiarità che avevamo con essa e siamo tornati ad osservarne i particolari, a vedere gli oggetti, i soprammobili che magari sono in quella posizione da mesi, anni, e che non avevamo “mai visto”.
Viaggiare, visitare posti nuovi ci aiuta a scoprire cose nuove; spesso portiamo a casa le foto migliori proprio quando siamo lontani dal nostro quotidiano.
Ci siamo mai domandati il perché?
L’abilità di vedere, non deve aumentare con la distanza da casa nostra: se non riusciamo a vedere seriamente da casa, come pensiamo di poterlo fare in maniera approfondita quando ne siamo lontani?

La fotocamra, il mezzo che usiamo per fermare l’istante, non ci aiuta nel vedere: è oggettiva, non soggettiva. Se noi notiamo un particolare, la fotocamera lo registrerà nel suo insieme che potrà apparire scialbo e senza significato.
Il primo passo in questo caso è la padronanza del mezzo: occorre sapere usare la propria fotocamera e per saperla usare intendo sapere come fare per ottenere quello che stiamo osservando come lo stiamo vedendo noi.

…continua

Stock e Microstock: il mondo della fotografia professionale si evolve.

Un tempo c’era il Fotografo, quello che sapeva fare le fotografie, che aveva il Grande Formato e a cui si rivolgevano i nostri nonni o genitori quando volevano una foto ricordo per il grande evento, una comunione o un matrimonio.

Poi vennero le Reflex e medioformato, i professionisti aumentarono grazie a costi più contenuti ma in ogni caso si trattava di persone che venivano pagate per fare le fotografie. Quando c’era bisogno di qualcuno che sapesse fare le fotografie come si deve, si chiamava il professionista, il Fotografo.

Oggi il mondo della fotografia professionale è cambiato, e di molto. La Agenzie Pubblicitarie, le società, non pagano più un fotografo affinché questo scatti l’immagine richiesta e necessaria per reclamizzare un prodotto, un luogo, un evento.

Oggi chiunque e con una spesa anche molto ridotta, può acquistare una reflex e fare fotografia. Tra gli amatori ci sono fotografi validissimi che in alcuni casi surclassano i professionisti. Sono molto pochi i casi in cui un professionista è ancora richiesto, e spesso viene richiesto perché fa parte di un circolo ristretto di persone che hanno conoscenze ed agganci per i famosi “pass” o perché il loro lavoro artistico è riconosciuto in ambito nazionale o internazionale.

Una volta molti fotografi professionisti collaboravano con agenzie di Stock: consegnavano le loro fotografie ad agenzie che si limitavano a raccoglierle e a catalogarle, mostrando quelle che interessavano a chi desiderava acquistarle.

Le fotografie venivano pagate in base all’uso che se ne faceva, alla tiratura, alle dimensioni di stampa, al periodo temporale di utilizzo.

Con l’avvento di Internet sono nati siti di Micro-Stock, ovvero dove chiunque, professionista o semplice amatore, può mettere in vendita le proprie

fotografie. Spinti dal desiderio di fare soldi, migliaia di fotografi amatoriali nhanno riversato le proprie fotografie su questi siti. Si chiamano Microstock perché i pagamenti sono davvero micro: una fotografia viene venduta per utilizzo web a partire da 1$ e su grandi volumi d’acquisto in abbonamento si può scendere a 30 centesimi di dollaro.

La cosa positiva è che questi siti “lavorano” per i fotografi che hanno inserito le fotografie 24 ore su 24 e a livello mondiale. Le possibilità di acquisto (sempre che la fotografia sia valida) sono quindi elevatissime e vendendo 1000 licenze di quella fotografia il guadagno si amplifica di conseguenza.

Questi siti però hanno modificato il mercato: l’azienda non contatta più il fotografo, non chiede più le fotografie all’agenzia pagandola magari centinaia e centinaia di euro quando ne ha a disposizione milioni per pochi centesimi. Bisogna solo cercare ciò che si desidera.

Il mestiere del Fotografo quindi si è evoluto, è cambiato e occorre stare al passo se non si desidera chiudere baracca e burattini e cambiare mestiere. Non si tratta di svendersi o lamentarsi dicendo: “io non venderò mai una mia fotografia a 25 centesimi!”

Perché se la mia fotografia vende e vende tanto, posso arrivare a guadagnare diverse migliaia di euro per quella singola fotografia.

Non si lavora più su commissione, si lavora seguendo il mercato e prevedendo ciò che la gente desidera.

C’è chi si è specializzato in questo mercato, primo fra tutti (sia di presenza sui siti di Micro-Stock che di vendite) è Yuri Arcurs, autore di un interessantissimo video presente su YouTube:

che mostra quanto la specializzazione e l’investimento consenta davvero di avere guadagni di tutto rispetto (e aggiungerei invidiabili).

Il modo migliore per seguire il mercato è frequentare uno dei tanti siti e blog specializzati sulla fotografia di Stock e Microstock.

MyStockPhotography è uno tra i maggiori Blog che trattano questo genere di mercato, gestito da Roberto Marinello, vanta Sponsor come Fotolia e un numero di visitatori in costante aumento.

Ma sentiamo direttamente lui:

dFP: Come ti è nata l’idea di un Blog che parli di MicroStock?

RM: Ho iniziato con un semplice blog in cui descrivevo le mie prime esperienze in ambito microstock, qualche piccolo consiglio per i neofiti. L’anno scorso ho deciso di spingerlo un passo più avanti, comprando un dominio ed un hosting un po’ più serio e provando a farlo crescere aumentando il ventaglio dei contenuti, dai comunicati stampa delle aziende alle interviste, dagli editoriali alle statistiche di vendita, etc…. insomma un microstock info center: news, tips, tools, stats.

dFP: Da quanto tempo segui il mercato del Micro-Stock?

RM: A fasi alterne, dal 2006. Avevo letto un articolo riguardante un fenomeno in qualche modo riconducibile a “User-generated content (UGC)”. Si parlava di iStockphoto, allora e a tutt’oggi leader di questo mercato, dove anche i fotografi amatoriali potevano inviare le proprie fotografie e metterle in vendita. Dopo le prime cocenti delusioni dovute all’inesperienza e ad una “compattina” da 3Mpx, ho cominciato a capire le tipologie di foto necessarie per tale mercato, pur restando un contributor modesto in termini di quantità, di dimensione dei portafogli.

dFP: Secondo te è un mercato ormai saturo?

RM: Il mercato non è saturo, la necessità di fotografie ed illustrazioni a basso prezzo è in continuo aumento. E’ cambiata la prospettiva per il fotografo. Il microstock non è più un “fenomeno”, è una industria consolidata. Se qualche anno fa una foto modesta poteva avere qualche chance di essere accettata e venduta, ora una serie di fotografi stock professionisti sono entrati nell’arena microstock, elevando notevolmente il livello qualitativo del materiale disponibile per i clienti. Si sta verificando quanto avviene in molteplici ambiti, non solo industriali/economici: semplificando, la legge dell’ 80/20 dove l’80% dei guadagni microstock sono ottenuti dal top 20% dei fotografi… dietro di loro una lunga coda di contributors che guadagnano le briciole. La stessa legge è ben verificabile anche all’interno del proprio portfolio, dove è il 10-20% delle fotografie a vendere molto sino a raggiungere l’80/90% dei guadagni di un autore.

dFP: Guadagnare 25 centesimi dalla vendita di una fotografia non è limitante e quasi “offensivo” per un Fotografo professionista?

RM: In parte lo è… soprattutto in merito alla libertà che le attuali licenze Royalty Free lasciano all’acquirente. Fossero più restrittive e con prezzi più alti, il mercato sarebbe sicuramente più equo per il fotografo. Ormai però la strada è segnata e la convergenza tra stock fotografia RF tradizionale (Getty e Corbis per capirci) e microstock è già in atto, si veda l’articolo Microstock il nuovo Royalty Free -- Lookstat. Diciamo che il fotografo professionista può orientare le proprie scelte anche su mercati più remunerativi e considerare il microstock in ambito di diversificazione del proprio reddito.

dFP: Che consigli daresti a chi vuole entrare in questo mercato?

RM: Ci vuole costanza nel creare e fare upload di fotografie alle varie agenzie con continuità. Occorre tenere in considerazione tutta la fondamentale e tediosa parte relativa ai metadati (titolo foto, descrizione, parole chiave) poiché è tramite queste informazioni che il proprio lavoro può avere visibilità. Il massimo è riuscire a trovare una “nicchia” non molto frequentata ma che è ricercata dai clienti (utile in merito picNiche, date un’occhiata a Microstock Niche Subjects: scordatevi di mandare centinaia di foto di fiori, cagnolini, tramonti: hanno una tale concorrenza questi soggetti che le foto devono essere superlative per emergere. Se poi ci prendete la mano potete magari diventare tra le poche centinaia di persone al mondo che vivono di microstock ;-) . Consiglio di sondare il terreno prima con le agenzie che non richiedono un test di ingresso come Dreamstime e Fotolia, quando cominciate a capire la filosofia microstock Vi potete dedicare ad iStock e Shutterstock, gli altri due big che però prevedono un test iniziale per l’accettazione. Una lista completa delle principali agenzie microstock è disponibile al seguente indirizzo: http://www.mystockphoto.org/stock-agencies/

Vi invito a visitare il blog www.mystockphoto.org dove troverete anche una categoria di post in Italiano e informazioni utili sui siti e gli strumenti che possono essere d’ausilio all’attività.

dFP: Grazie Roberto!

RM: Grazie a te per lo spazio concessomi!

Kertèsz: leggere e vedere la realtà

Andrè Kertesz è sicuramente uno dei più importanti autori del panorama fotografico del Novecento.

La sua passione per la fotografia inizia con il reportage, durante la prima guerra Mondiale, quando al fronte con l’esercito ungherese, con il quale era partito volontariamente, documentò la quotidianità della guerra di trincea.

Con la depressione post bellica si trasferì in Francia. Già alcuni artisti del suo paese avevano trovato lì una patria accogliente, come Brassai, che frequentò ben presto e con il quale ebbe notevoli scambi ed esperienze fotografiche.

Kertesz si forma artisticamente nel momento in cui la fotografia conosce il suo momento introspettivo più profondo: il bianco e nero non è solo un sistema per rappresentare la realtà circostante è un modo per riportarne gli schemi più profondi e i legami tra forme e colori che si rincorrono nella quotidianità dello sguardo.

La figura umana è una delle tante che compongono il panorama che si compone davanti agli occhi del fotografo: Kertesz subirà una certa influenza anche da quella corrente del realismo che vede nella ripresa dall’altro una nuova prospettiva, tipicamente urbana, dello sguardo.

L’osservare dalla finestra non è solo un modo per appiattire le prospettive, è un modo per distaccarsi dal vissuto e coglierne, quasi ironicamente, gli aspetti più lineari, più ritmici: quasi un leggere la trama di un immagine.

Dagli spazi rurali, schematicamente disposti a quelli urbani, un ricorrersi di ruote, spirali, linee verticali e spazi definiti.

Se per leggere la fotografia di un autore abbiamo bisogno di conoscere il contesto in cui esso artisticamente traeva ispirazione, non possiamo dimenticare la circolazione artistica vicino al surrealismo della Parigi alla quale Andrè Kertesz approdò in quegli anni.

Qui sicuramente incontrò moltissimi artisti, come Nadar, Berenice Abbot, Man Ray e all’arte contemporanea.

Mi volevo fermare un po’ su questo aspetto.

Kertesz è famoso per la foto della pipa e degli occhiali, che riassume un po’ gli esordi dell’arte moderna.

Ma c’è una splendida compenetrazione di stili in CHEZ MONDRIAN.

Kertesz non solo conobbe Mondirian, per qualche periodo fu ospitato a casa sua: nacque così questo scatto che voglio proporvi oggi, accostandolo a una delle lineari composizioni del pittore.

Mi piace e mi è sempre piaciuta la semplicità incredibilmente schematica di questa foto: ritorna una LETTURA della realtà nelle sue trame più sostanziali: quelle delle forme. L’eleganza dei contorni ripresi dai sapienti bianchi e neri.

Eppure si tratta di scatti domestici. L’eleganza di questa visione la dice lunga sulla differenza, per i grandi artisti, tra vedere e guardare.

JAN SAUDEK e gli estremi del pittorialismo moderno.

Jan Saudek e gli estremi del pittorialismo moderno

Jan Saudek. Come cominciare un breve pezzo su di lui? Credo sia uno dei pochi casi in cui guardare le immagini senza una breve introduzione finisca con l’essere addirittura controproducente. La prima volta che guardai le sue foto ne rimasi affascinata: provai ad addentrarmi maggiormente nella sua produzione e arrivò anche per me la fase in cui mi sentii quasi schifata. Eh si, perchè leggere che Saudek fu influenzato da Steichen ti fa pensare al pittorialismo più romantico, ai toni sfumati, ai primi esperimenti con la profondità di campo.
No, Saudek non è romantico, o meglio, non lo è nel modo che comunemente ci si aspetta da questo termine.
Saudek è allegoricamente romantico. 
Al limite della pornografia, alcune sue immagini riescono a conservare qualcosa di poetico, nella tragicità dei contrasti, nel messaggio che richiamano.
La colorazione ad acquerello, che in qualche modo lo contraddistingue, fa parte di una visione sfacciatamente ironica della vita, che anche nella miseria di uno scantinato dove era costretto a realizzare i primi scatti per sfuggire ai controlli durissimi della polizia ceca o la scelta per dare un ulteriore scenario di tragicità alle situazioni descritte?
La figura umana, nelle sue crude bellezze o oscene verità, legata all’invecchiamento, agli affanni della vita e della morte, alla bellezza inconsapevole o perduta, paesaggi onirici da sogno o da incubo, che spesso si fondono nello stesso scatto, sono i suoi temi principali.
Saudek ha tanto da dire, a volte urlando, a volte suggerendolo appena.
Un autore così non poteva non far innamorare il panorama fotografico mondiale. Fu presto richiesto per mostre e eventi culturali.
Tutt’ora lavora e dipinge.
Le opere di Saudek parlano, a volte il loro messaggio, bisogna ammeterlo, colpisce come uno schiaffo in piena faccia, ma comunicano profondamente con chi le osserva.

Per immagini più forti vi consiglio un giretto sul sito dell’autore stesso.

http://www.saudek.com/en/jan/uvod.html

RITRATTI: il Fotografo Gianni Berengo Gardin

Su Youtube è possibile seguire un video intervista (10minuti circa) al celebre Fotografo Gianni Berengo Gardin:

Interessante per avvicinarsi e conoscere uno dei più importanti Maestri Italiani.
Fa riflettere la sua affermazione riguardo la “fotografia moderna” ovvero la fotografia digitale e quelle
pubblicità che si sono viste a lettere cubitali in cui viene detto: “non pensare, scatta!”.
Lui ai suoi allievi insegna: “prima pensa per due ore, dopo eventualmente scatta”.