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Kertèsz: leggere e vedere la realtà

Andrè Kertesz è sicuramente uno dei più importanti autori del panorama fotografico del Novecento.

La sua passione per la fotografia inizia con il reportage, durante la prima guerra Mondiale, quando al fronte con l’esercito ungherese, con il quale era partito volontariamente, documentò la quotidianità della guerra di trincea.

Con la depressione post bellica si trasferì in Francia. Già alcuni artisti del suo paese avevano trovato lì una patria accogliente, come Brassai, che frequentò ben presto e con il quale ebbe notevoli scambi ed esperienze fotografiche.

Kertesz si forma artisticamente nel momento in cui la fotografia conosce il suo momento introspettivo più profondo: il bianco e nero non è solo un sistema per rappresentare la realtà circostante è un modo per riportarne gli schemi più profondi e i legami tra forme e colori che si rincorrono nella quotidianità dello sguardo.

La figura umana è una delle tante che compongono il panorama che si compone davanti agli occhi del fotografo: Kertesz subirà una certa influenza anche da quella corrente del realismo che vede nella ripresa dall’altro una nuova prospettiva, tipicamente urbana, dello sguardo.

L’osservare dalla finestra non è solo un modo per appiattire le prospettive, è un modo per distaccarsi dal vissuto e coglierne, quasi ironicamente, gli aspetti più lineari, più ritmici: quasi un leggere la trama di un immagine.

Dagli spazi rurali, schematicamente disposti a quelli urbani, un ricorrersi di ruote, spirali, linee verticali e spazi definiti.

Se per leggere la fotografia di un autore abbiamo bisogno di conoscere il contesto in cui esso artisticamente traeva ispirazione, non possiamo dimenticare la circolazione artistica vicino al surrealismo della Parigi alla quale Andrè Kertesz approdò in quegli anni.

Qui sicuramente incontrò moltissimi artisti, come Nadar, Berenice Abbot, Man Ray e all’arte contemporanea.

Mi volevo fermare un po’ su questo aspetto.

Kertesz è famoso per la foto della pipa e degli occhiali, che riassume un po’ gli esordi dell’arte moderna.

Ma c’è una splendida compenetrazione di stili in CHEZ MONDRIAN.

Kertesz non solo conobbe Mondirian, per qualche periodo fu ospitato a casa sua: nacque così questo scatto che voglio proporvi oggi, accostandolo a una delle lineari composizioni del pittore.

Mi piace e mi è sempre piaciuta la semplicità incredibilmente schematica di questa foto: ritorna una LETTURA della realtà nelle sue trame più sostanziali: quelle delle forme. L’eleganza dei contorni ripresi dai sapienti bianchi e neri.

Eppure si tratta di scatti domestici. L’eleganza di questa visione la dice lunga sulla differenza, per i grandi artisti, tra vedere e guardare.

2 Responses to this post.

  1. Posted by M J on 27.12.09 at 14:55

    l’ombra… l’ombra!

    ;)

  2. Posted by Cristina on 27.12.09 at 14:55

    Spettacolo vero?

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